“Areva, una disfatta francese”

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29/01/2016 alle 12:51 PM

Così, il numero uno mondiale dell’impiantistica nucleare diventa una partecipata di Edf, dopo aver rischiato il fallimento e con una dote di 5 miliardi iniettati dallo stato per salvare il salvabile. “Areva, una disfatta francese”, titola il quotidiano Le Monde, pubblicando un lungo ed assai amaro articolo che ricostruisce l’intera vicenda. Ne proponiamo alcuni stralci.

da Le Monde del 29 gennaio 2016

E’ l’ultimo capitolo della lunga saga del nucleare che ormai si chiude. Lo scorso 27 gennaio, il consiglio di amministrazione di Edf ha approvato l’acquisto di Areva NP, la filiale del gruppo nucleare dedicata alla costruzione e alla manutenzione dei reattori atomici. Chi avrebbe potuto immaginare, ai tempi della sua fondazione, nel 2001, che dopo essere diventata il numero uno mondiale del settore, Areva sarebbe stato sinonimo di fiasco industriale e finanziario – anche se il gruppo conserva un patrimonio di tecnici ed ingegneri di capacità ed esperienza mondialmente riconosciute?
Quindici anni fa, nessuna industria dell’atomo civile sembrava convinta della efficacia di un gruppo integrato, che riunisse i due grandi mestieri della filiera: il ciclo del combustibile (estrazione e arricchimento dell’uranio, trattamento e riciclaggio dei residui), fino ad allora assicurata da Cogema, e la concezione, costruzione e manutenzione dei reattori nucleari, che era in capo a Framatome. Queste due imprese avrebbero potuto continuare ad esistere singolarmente. Ma, pilotata dalle più alte cariche dello stato, dal Presidente dell’epoca Jacques Chirac e dall’allora primo ministro Lionel Jospin, Areva avrebbe dovuto essere una di quelle belle riuscite industriali che fanno la gloria dello Stato-stratega. Ma mentre i dirigenti di Airbus, di Thales o di Safran, rispettivamente, nell’aeronautica e nella difesa, hanno avuto successo, quelli di Areva hanno commesso errori strategici tali da condurre l’azienda al suo smantellamento.
E’ di gran moda scaricare tutte le responsabilità di questo fallimento su Anne Lauvergeon, che ha regnato su Areva dal 2001 al 2011, prima di trovare una “nuova vita” nel mondo dell’innovazione e dei sistemi connessi. E’ di moda anche ridacchiare del suo modello Nespresso, che consisteva nel vendere la caffettiera (la centrale) e le cialde (il combustibile, compreso il suo ritrattamento). Ciò aveva forse senso in un epoca nella quale molti paesi cercavano di dotarsi di impianti nucleari ed erano quindi propensi a scegliere una fornitura chiavi in mano. Tanto che Areva ha generato profitti dal 2001 al 2010. Ma l’imperizia dello Stato-azionista ha giocato un ruolo non secondario nel disastro, amplificato dalla catastrofe di Fukushima del marzo 2011, che ha fatto perdere all’azienda importanti contratti con il Giappone e la Germania, e dall’arrivo dello shale gas, che ha indotto gli americani ad interrompere i programmi nucleari.
Questo anche se su quella che gli americani chiamavano “Atomic Anne”, allora ritenuta una delle donne più potenti del mondo, ricade comunque una parte rilevante di responsabilità. […] L’errore fondamentale di Anne Lauvergeon è stato quello di voler correre da sola sul mercato finlandese. Nel 2003 la presidentessa è convinta che Areva poteva rubare a Edf la leadership che aveva acquisito come punto di riferimento del programma nucleare francese lanciato dal 1973, ritenendo che, siccome ormai Edf aveva progetti aperti solo in Cina, ci fossero le condizioni per dimostrare le proprie capacità di progettazione e costruzione con il progetto EPR di Olkiluoto. Per rubare la commessa ai concorrenti americani, Anne Lauvergeon firma un contratto chiavi in mano, impegnandosi su un budget di 3 miliardi di euro e dei tempi di consegna impossibili. Il fatto è che le penali per i ritardi non avevano alcun limite temporale e nemmeno un plafond; insomma: una bomba a orologeria. Fin dall’inizio dell’avvio del cantiere, i costi e i tempi slittano, trasformando l’intero progetto in una via crucis. Il conto è già a arrivato a 4,6 miliardi di euro di penali, che potrebbero ulteriormente lievitare e che sono oggi oggetto di un arbitrato internazionale. Areva, che chiede al cliente finlandese TVO 3,6 miliardi, potrebbe perderne altri 2,5.
E’ questo l’inizio della guerra con Edf. […] La filiera francese del nucleare si lacera sotto gli occhi stupiti delle altre imprese internazionali del settore, attonite di fronte ad una lotta tanto fratricida quanto pericolosa, nel momento in cui la concorrenza sul piano mondiale si fa sempre più serrata. Alla fine del 2009 la Francia perde il mercato di Abu Dhabi, che valeva 20 miliardi di dollari, a vantaggio della Corea del Sud, e gli esperti ritengono che una simile sconfitta debba essere addebitata tanto alle migliori condizioni finanziarie offerte dai coreani, quanto alla sfaldamento ormai evidente della filiera industriale francese.
Un altro capitolo negativo è costituito dall’acquisizione della società mineraria canadese UraMin, nel 2007, per 1,8 miliardi di euro. […] Poi è la volta della diversificazione di Areva nelle fonti rinnovabili (eolico, solare a concentrazione, biomasse). […] Nel 2004 Areva tenta di comprare a buon mercato la danese Bonus Energy e poi la tedesca Multibrid. Queste acquisizioni comportano un esborso importante di liquidità, mentre Areva opera in evidente concorrenza con un’altra impresa francese, Alstom, alleata con Edf per partecipare alle aste sull’eolico off-shore. […] Lo Stato non ha fatto la sua parte: dopo aver promesso una iniezione di capitali nel 2004, nel 2005 cambia idea. Poi rinvia ancora la ricapitalizzazione, per intervenire infine nel 2010 ma con soltanto 900 milioni. L’anno prima, il governo aveva obbligato a Areva a cedere ad Alstom e Schneider le attività nel settore della trasmissione e distribuzione di energia elettrica. L’operazione fece entrare 4 miliardi nella casse di Areva, ma al prezzo di rinunciare ad un’attività che rappresentava gran parte degli utili di bilancio. Si arriva così al 2016, con un intervento di ricapitalizzazione di 5 miliardi, indispensabile per la sopravvivenza dell’azienda. […] Dal 2007, quando la Cina ha ordinato gli ultimi due reattori, Areva non ha venduto più alcun impianto. Dal 2011 i bilanci virano al rosso e nel 2014 chiude con una perdita abissale di 4,8 miliardi. Per il 2015, si prevedono ancora “forti perdite”.

3 commenti

Gianluca Andrini

Sono perdite consistenti, la crisi ha colpito tutti. EDF è però diversa. Comunque non c’è molta alternativa, dopo la bolla rinnovabili, rimane solo il nucleare.

Pietro M.

Era solo questione di tempo. Hanno una forte concorrenza dal presente (AP1000) e dal futuro (Torio/LFTR), che offrono costi piu’ bassi, minore complessita’, sicurezza passiva, maggior disponibilita’ di materia prima, miglior efficienza nel suo utilizzo, …

giuseppe

Qualche anno fa quando si discuteva ,su questo stesso sito, della opportunità per l’Italia di comprare quattro reattori EPR, i cosiddetti nuclearisti “francesi” davano del matto a chi aveva qualche dubbio. Ma anche a un occhio inesperto bastava guardare quello che stava (e sta ancora) succedendo a Olkiluoto 3, per rendersi conto che sotto il profilo economico era una grossa fregatura.
Visto che le rinnovabili sono una bolla, qual è la prossima tecnologia nucleare su cui dobbiamo puntare?

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