CO2, davvero la Cina fa marcia indietro?

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08/03/2016 alle 3:57 PM

Nei giorni scorsi abbiamo dato conto di alcuni studi statistici in base ai quali il picco di emissioni di anidride carbonica da parte della Cina si sarebbe registrato già nel 2014 e che dal 2015 sarebbe in atto una graduale riduzione. Il che non sarebbe affatto poca cosa se si tiene conto che al termine delle difficili trattative parigine del COP21 dello scorso novembre tutto quello che la Repubblica Popolare aveva promesso era di avviare una riduzione delle emissioni entro il 2030. Eppure qualche cosa è cambiato, probabilmente grazie al combinato disposto dello sviluppo delle rinnovabili e del nucleare, da una parte, e del rallentamento della crescita economica e dell’incremento delle attività a più alto valore aggiunto, dall’altro. Il fatto è che comunque, anche l’istituto di ricerca britannico Grantham conferma i dati che abbiamo citato nei giorni scorsi. In un rapporto diffuso il 7 marzo e firmato da Nicholas Stern e Fergus Green, si giudica assai probabile che che le emissioni di CO2 da parte della Cina abbiano già cominciato a calare, ciò che confermerebbe che il picco massimo è stato registrato nel 2014, e che, in ogni caso, se anche nel 2016 o negli anni a venire si dovesse verificare un nuovo incrmento oltre i livelli del 2014, la crescita sarebbe complessivamente assai limitata e tale da generare un nuovo picco, relativamente meno elevato di quanto previsto in passato, non oltre il 2025.

In effetti, dopo un forte aumento dei consumi di carbone, osservato tra il 2000 ed il 2013, con valori dell’ordine dell’8% all’anno, analoghi a quelli delle crescita economica, dovuti all’esigenza di sostenere l’industria di base, siderurgica in particolare, nel 2014 si è osservato un primo ridimesionamento, intorno al 2,2% e nel 2015 una sostanziale stagnazione. Da parte loro, altri esperti, come quelli dell’Institut du développement durable et des relations internationales – IDDRI, confermano i risultato offerti dallo studio britannico e prevedono che il picco delle emissioni di CO2 verrà anticipato al 2020.

Ma queste ricerche presentano un limite oggettivo: esse fanno riferimento essenzialmente alle attività di generazione elettrica ed ai consumi inddustriali diretti di carbone, siderurgici essenzialmente, ma non possono tenere conto delle emissioni provenienti dai trasporti, terrestri, aerei e marittimi, né di quelle che derivano dal riscaldamento urbano e dalle attività terziarie. Insomma: il malato Cina sembra avere la febbre un poco più bassa del previsto, ma dovrà curarsi ancora per lungo tempo.

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