Bollette: L’uovo di colombo… pardon, di cigno

Uovo di colombo

26/06/2013 alle 11:07 AM

Cercare di ridurre il costo delle bollette elettriche italiane è questione estremamente complessa, tanto complessa che anche i benefici pari a 500 milioni di euro previsti una decina di giorni fa dal Ministero dello Sviluppo Economico nel decreto ‘Fare’ stanno incontrando ostacoli che ne mettono in forse la completa applicazione, il percorso è irto di insidie: tariffe domestiche (tariffa D2) in cui il costo della fornitura cresce all’aumentare del consumo, una struttura tanto peculiare da renderle non confrontabili con le omologhe tariffe europee, le bollette industriali più alte d’Europa seconde solo a quelle di Cipro, oneri di sistema ipertrofici (11,3 miliardi di euro quest’anno solo per le FER), oneri che vanno pagati integralmente pur in un contesto di forte calo di domanda e che al massimo possono essere modulati attraverso una più efficiente distribuzione tra le diverse utenze, prezzi dell’energia elettrica all’ingrosso che si abbassano in tutta Europa e giungono a zero senza che ne’ produttori ne’ consumatori ne traggano grandi benefici… In questo scenario piuttosto desolante c’è chi propone soluzioni alla ‘uovo di colombo’ e pensando di saperla più lunga degli altri indica col ditino all’Autorità dell’Energia dove si può tagliare.

Per la precisione l’uovo non è di colombo… è un uovo di cigno, è  infatti Legambiente che in un recente dossier dice di aver trovato la ‘quadra’, la soluzione per ridurre le bollette energetiche elettriche di famiglie e imprese per ben 5 miliardi di euro, avendo individuato voci di costo eliminabili dove si può intervenire subito….vediamole nel dettaglio:

1) Eliminare gli incentivi per le vecchi centrali a olio combustibile normativo, con un risparmio di 250 milioni di euro, da sostituire con una strategia di risposta all’emergenza gas che coinvolga le imprese e Snam rete gas.

2) Eliminare i sussidi per centrali da fonti fossili nelle isole minori, con un risparmio di almeno 62 milioni di euro, da sostituire con gare per l’affidamento della gestione delle reti e degli impianti con priorità al dispacciamento da fonti rinnovabili e da trasferire come spesa sulla fiscalità generale.

3) Intervenire sulla voce CIP6, approvando subito in Parlamento la riforma del metodo di calcolo per l’assegnazione alle fonti “assimilate” ma anche inceneritori, per arrivare a una riduzione di spesa di oltre 500 milioni, e accelerare la cancellazione di quel miliardo di euro che ancora pesa sulle bollette.

4) Ridefinire i sussidi alle imprese energivore, per ridurre una voce che tra esenzioni e remunerazioni “nascoste” complessivamente oggi vale 2,2 miliardi di euro, introducendo aste realmente concorrenziali e incentivi per interventi strutturali di riduzione dei consumi e trasferendo almeno una parte della spesa sulla fiscalità generale.

5) Eliminare l’IVA su tutta la componente A3, pari a circa 2 miliardi di euro, una assurdità in quanto questa componente non è né un bene né un servizio e quindi non si comprende perché dovrebbe essere tassata per il valore aggiunto.

6) Eliminare gli oneri impropri dalle bollette, nelle voci A2, A4, MCT le famiglie italiane pagano interventi che nulla hanno a che fare con la spesa per l’energia. Se l’obiettivo del Governo è di ridurre le bollette si può intervenire su spese che nulla vi hanno a che fare, come la messa in sicurezza del nucleare, le compensazioni territoriali, i regimi tariffari speciali per la società Ferrovie dello Stato, per un costo complessivo di circa 130 milioni di euro.

alcuni spunti sono ragionevoli, altri molto meno, ma comunque si tratta di provvedimenti che di facile, ovvio ed immediato hanno poco o nulla e che meritano un commento:

C1) Gli impianti ad olio combustibile citati al primo punto sono impianti destinati ad entrare in funzione se c’è un’ emergenza gas (i.e. situazioni di allerta in cui c’è penuria di gas come avvenuto nell’inverno 2011-2012). Vero che si tratta di centrali inquinanti ma centrali che entrerebbero in funzione solo poche ore in un anno ed in caso di emergenza, come peraltro succede negli altri paesi europei e quindi con impatti sull’ambiente nel complesso poco rilevanti. Se si teorizza la loro inutilità forse  bisogna proporre una analisi di rischio ben strutturata che dimostri che tale soluzione è economicamente inaccettabile e dimostrare come l’emergenza gas potrebbe in ogni caso essere risolvibile in altro modo, pur con penuria di impianti di stoccaggio e rigassificatori.

C2) I sussidi nelle isole non sono per le centrali a fonti fossili ma per imprese elettriche minori che devono garantire il servizio a poche decine o migliaia di utenze con costi fissi (di gestione e di personale) esorbitanti, si pensa forse di poter garantire la fornitura di energia elettrica ad un’isola solo con fonti rinnovabili e che ciò, anche qualora fosse tecnicamente possibile, possa avere un costo inferiore all’utilizzo di generatori diesel? A questa domanda una risposta implicita l’ha già data l’isola di Capri che si collegherà con un cavo sottomarino lungo 30 km alla RTN (ne avevamo parlato qui ). Per pensare poi di trasferire queste spese sulla fiscalità generale bisognerebbe trovare adeguata copertura.

C3) Termovalorizzatori ed assimilate Cip6 riceveranno nel 2013 in incentivi qualcosa come 900 milioni di euro, pensare di obliterarne 500 attraverso modifiche nel calcolo del CEC (costo evitato del combustibile) non è un ‘ritocchino’, è una mannaiata retroattiva (pericoloso precedente) piuttosto pesante che andrebbe a colpire più che altro i termovalorizzatori, impianti che a molti possono non piacere ma che negli altri paesi europei sono considerati indispensabili. Se le rinnovabili intermittenti vanno implementate perchè ultilizzano sole e vento che non costano nulla, si può dire a maggior ragione che vanno implementati i termovalorizzatori utilizzano combustibile dal costo negativo (ti pagano per sbarazzartene), va quindi semmai fatta una seria valutazione dell’impatto sanitario ed ambientale derivante dalla presenza (ma anche e soprattutto dalla non presenza) di tali impianti. Il MiSE è comunque già alle prese con una riduzione degli oneri Cip6 in tal senso, azione che però si sta dimostrando estremamente ardua.

C4) Qui la questione si fa complessa, dei 2,2 miliardi di sussidi più o meno nascosti alle imprese energivore si citano 736 milioni l’anno  per il servizio di interrompibilità delle grandi utenze, esenzione da oneri di dispacciamento per 100-150 milioni, import virtuale per 330 milioni.  Ma a queste voci vengono aggiunte esenzioni dal pagamento oneri di sistema per i consumi sopra i 12 GWh mensili (e forse si intende anche sopra i 4 GWh per l’AT e gli 8 GWh per la MT) per 300-400 milioni ed i 600 milioni di sgravi sugli oneri di sistema per le imprese energivore previsti dal precendente governo. Non è però chiaro come una ridistribuzione di oneri tra le utenze per un miliardo di euro complessivo (facendo pagare gli oneri sui consumi eccedenti 4-8-12 GWh/m ed evitando spostamento oneri per gli energivori) possa risultare complessivamente in una riduzione di spesa per utenze domestiche ed imprese.

C5) L’Iva certo pesa molto sulle bollette delle utenze non domestiche (per il 21% e solo in casi particolari per il 10%), ma almeno per le aziende la sua cancellazione non è una priorità visto che per queste l’Iva è ‘passante’,  può semmai essere un problema per gli utenti domestici che pagano l’Iva del 10% su tutte le voci della bolletta (compresi oneri di sistema e imposte). Ma comunque per lo Stato l’eliminazione dell’Iva su parte delle componenti in bolletta risulterebbe in un mancato gettito che va compensato con altre misure.

C6) Vero che la dismissione delle centrali nucleari ed regimi tariffari non hanno nulla a che fare con la spesa per la generazione di energia elettrica, ma sono costi del sistema elettrico e non completamente avulsi da questo. A rigore non hanno diretta attinenza con la spesa per l’energia neppure gli incentivi alle fonti rinnovabili. Ma anche nel caso di questa misura le spese dovrebbero essere spostate sulla fiscalità generale e serve adeguata copertura, per i regimi tariffari speciali un’alternativa potrebbe essere una decisione (difficile) di farli ricadere sul prezzo dei biglietti che pagano i consumatori. [gb]

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7 commenti

Pietro Mele

Ricordo che se le centrali nucleari italiane fossero state fatte funzionare per il tempo previsto, fino a fine vita, si sarebbero pagate da sole i costi di smantellamento.

    AleD

    Beh dai, diciamo che non è proprio così matematico… probabilmente si, sarebbe dipeso dalla loro gestione e dal loro presunto buon funzionamento senza intoppi gravi fino a fine vita, e nella gestione conto l’accantonamento delle risorse da dedicare allo smantellamento, sai tu se sarebbe avvenuto sul serio o grazie a diciamo “magheggi finanziari” sarebbero stati destinati ad “altro”?
    Perché altrimenti, per dirna una, in teoria manco il botto di Fukushima sarebbe dovuto accadere se tutto avesse funzionato come previsto.

      Pietruccio

      Non sono d’accordo.
      La centrale di Caorso era un gioiellino che produceva (0.8*0.7/1000)*8760 pari a circa 5 TWh all’anno ed era costata mille miliardi di lire di allora. se avesse funzionato per 25 anni il costo dell’impianto sarebbe stato “spalmato” su 125 TWh pari a 8 lire/kWh, cioè 0.4 c€/kWh: ci possiamo stare, cosa dici? I costi del compbustibile e del suo smaltimento non arrivano a 1c€/kWh, lo smantellamento costa intorno ai 500 milioni di € e quindi si allinea a quello dell’impianto. E adesso, quindi, ammortizzato tutto, produrremmo al solo costo del combustibile e della manutenzione dell’impianto.

      Ricordo che io nell’ultima bolletta ho pagato l’energia elettrica (balzelli e fregature comprese) 29 c€/kWh: cioè non è paragonabile a quello che costerebbe l’energia prodotta col nucleare neanche con l’EPR (lì saremmo introno ai 6 c€/kWh).

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      Non credo, poi, abbia senso caricare il costo di ladri e speculatori di ogni ordine e grado sulla tecnologia nucleare: QUELLI, PURTROPPO, CI SONO DAPPERTUTTO E IMPESTANO OGNI ATTIVITA’ DELLA NOSTRA POVERA NAZIONE. Quindi sono “neutri” nel senso che non è che facendo altro al posto del nucleare te li scrolli di dosso.

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      A Fukushima è andato tutto come prevedibile, quelli non hanno progettato l’impianto per resistere a uno tsunami e l’evento si è verificato, quindi… non c’è errore, c’è da capire come mai chi si doveva occupare della sicurezza dei cittadini ha accettato un impianto in quelle condizioni (che non sono ammissibili almeno qui in italia: si deve fare il rapporto preliminare di sicurezza)

      C’è il rischio che nel nostro paese, facendo il nucleare, malavita e farabutti coprano “bugs” nella sicurezza? Credo di sì, che il rischio ci sia: io infatti vorrei il nucleare anche perchè ci costringerebbe a crescere. Non c’è posto nel nucleare per gente del genere e una nazione che non risolva queste questioni non può fare il nucleare, quindi ci costringerebbe a darci una mossa sul piano della serietà e della legalità… e se non lo facciamo? Non c’è speranza, anche senza nucleare! Pensi davvero che campi che vengono coltivati su rifiuti tossici o porcate del genere nel tempo non distruggano la salute di tutti quanti? Se continuiamo a fare gli stupidi e a metterci nelle mani di certa gente ci estingueremo… e sarà pure giusto così.

      flavio

      effettivamente è probabile che una volta messi insieme un po’ di soldi si sarebbero inventati un sistema tipo fondazioni bancarie per usare quei soldi per finanziare le sagre delle salsicce e il rifacimento delle aiole, oppure uno sconto sulla bolletta energetica per finanziare le industrie decotte della provincia in cui sorge la centrale ed alla fine sarebbe rimasto comunque ben poco

      di fronte al rischio abbiamo giocato d’anticipo e, ancora una volta, abbiamo bruciato quei soldi prima ancora di averli prodotti

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  • Paolo Redi

    Siamo alle solite inutili discussioni. Nessuno spiega perché paghiamo il gas naturale più di tutti in Europa, nessuno spiega perché abbiamo permesso di installare impianti di produzione di energia elettrica per una potenza oltre il doppio del consumo.
    Nessuno nota come, senza che se ne siano accorti e senza oneri per lo stato siamo riusciti a coprire il fabbisogno elettrico con fonti rinnovabili per 36%. Invece di fare salti di gioia ed essere orgogliosi di essere stati fino a poco il secondo paese al mondo per la produzione da fonte solare gli stessi personaggi che dicevano che con il solare si sarebbe coperto non più dell’1% del fabbisogno, ora si agitino.
    Personalmente me lo aspettavo. Il governo è l’azionista di controllo dei maggiori operatori energetici italiani e perciò si comporta come un normale privato investitore. Tra non più di tre anni la situazione cambierà a favore del rinnovabile. Questo non lo dico solo io ma i maggiori ricercatori di mercato. Solo il vero rinnovabile ha un futuro e permette di mantenere una stabilità economica ed aggiungo anche la pace.

      Redazione

      Le cose non sono esattamente come crede. E dove prende il 36% ? Da gennaio-ottobre 2013 le nuove rinnovabili intese come solare ed eolico hanno coperto il 13,7% del mix .

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