Per il Ref le fonti rinnovabili non fotovoltaiche avranno bisogno di incentivi anche dopo il 2020

Rinnovabili al 2020

02/09/2013 alle 8:37 AM

Gli incentivi alle fonti rinnovabili nel nostro paese sono quasi arrivati ‘a regime’, la spesa per sostenere l’installazione di impianti fotovoltaici ed altre rinnovabili elettriche ha raggiunto il livello annuo di circa 11,2 miliardi di euro e su cosa dobbiamo aspettarci per le rinnovabili nostrane nel futuro prossimo fa il punto un interessante articolo dell’ autorevole centro studi Ref-E pubblicato nella newsletter di agosto del GME .

Per quanto riguarda il fotovoltaico si è raggiunto da quasi tre mesi il tetto di incentivazione previsto pari a 6,7 miliardi di euro annui ed è cessata l’incentivazione di nuovi impianti, resta possibile (e conveniente) l’installazione di impianti che prevedono l’autoconsumo di una parte consistente dell’energia prodotta, la convenienza economica di queste soluzioni è possibile anche grazie alla possibilità di accedere allo scambio sul posto (SSP) per impianti fino a 200 kWp di potenza e grazie alle detrazioni fiscali del 36% o del 50% per gli impianti FV domestici. Oggi come oggi non è più conveniente installare grandi impianti fotovoltaici a terra che immettono tutta l’energia prodotta in rete.

Per le altre fonti rinnovabili (eolico, idroelettrico, biomasse, biogas…) si è invece raggiunta la spesa annua in incentivi di 4,5 miliardi di euro, valore ancora piuttosto distante dal limite di spesa previsto di 5,8 miliardi/anno. Per rallentare la corsa alle installazioni di nuovi impianti non fotovoltaici il passato Governo ha impostato un meccanismo per il quale gli impianti di medie/grandi dimensioni devono iscriversi a registri o partecipare ad aste al ribasso sugli incentivi, fattori che hanno limitato di molto la potenza rinnovabile annualmente installata, questo meccanismo incentivante sarà attivo fino a tutto il 2015.

L’articolo di Ref-E cerca di fare una stima su cosa accadrà alle fonti rinnovabili non fotovoltaiche tra il 2015 ed il 2020. La Strategia Energetica Nazionale (SEN) prevede al 2020 un contributo della generazione da FER elettriche compreso tra 120 e 130 TWh. Nel 2012 la produzione da tutte le fonti rinnovabili è stata pari a 90 TWh e per il 2013 è possibile che ci si avvicini ai 100 TWh di energia elettrica rinnovabile prodotta. Secondo lo studio condotto da Ref-E le risorse economiche ancora disponibili per l’incentivazione delle FER diverse dal fotovoltaico dovrebbero sufficienti a prorogare l’incentivazione di impianti fino al 2020, se i meccanismi incentivanti verranno riconfermati anche oltre il 2015, pur abbassando le tariffe incentivanti di riferimento, gli obiettivi posti dalla SEN al 2020 potranno essere ampiamente raggiunti con una produzione stimata da FER di 128 TWh annui (pur escludendo i 6 TWh di energia rinnovabile incentivata che saranno importati dal Montenegro). Secondo le stime di Ref-E al 2020 l’idroelettrico contribuirà il 36% della generazione da fonti rinnovabili, a seguire il fotovoltaico (23%) e la biomassa (20%). La produzione eolica rappresenterà il 15%, mentre il geotermoelettrico supererà di poco il 5% del totale.

La crescita nella potenza installata interesserà soprattutto eolico e biomasse e Ref-E si chiede se dopo il 2020 queste fonti rinnovabili saranno in grado di camminare con le proprie gambe ovvero se avranno raggiunto la grid-parity, la risposta purtroppo non sembra positiva, anche dopo il 2020 impianti eolici ed a biomasse (biomasse, biogas e bioliquidi) avranno bisogno di incentivi. Nonostante le procedure d’asta per gli impianti eolici onshore abbiano indicato che i produttori che hanno proposto il maggior ribasso sulle tariffe base si sono accontentati di una remunerazione dell’energia prodotta complessivamente pari a 96 e 101 €/MWh i ricercatori di Ref-E stimano che al 2020 la grid parity per l’eolico (condizione per cui l’installazione di un impianto che garantisca un rendimento economico dell’ 8% annuo) possa essere raggiunta solo per l’installazione di impianti ubicati in siti ad alta ventosità che garantiscono una utilizzazione superiore alle 2100 ore/anno. Per quanto riguarda le biomasse l’analisi risulta ancora più complessa; per questa fonte infatti il costo di approvvigionamento del combustibile diventa la variabile-chiave per avvicinarsi alla grid parity, che nel medio termine sarà probabilmente raggiunta solo nei casi di condizioni di approvvigionamento particolarmente favorevoli.

L’analisi di Ref-E conclude che gli incentivi rimangono, quindi, almeno per i prossimi anni, l’unica via per l’incremento della generazione rinnovabile, anche se le recenti riforme hanno mostrato come strumenti quali contingentamento, concorrenza del mercato e aggiustamenti automatici, siano in grado di migliorare notevolmente l’efficienza degli interventi sul settore”.

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Un commento

Roberto Brunelli

mi sembra che permanga la confusione, purtroppo perniciosa e fuorviante, fra il concetto di ‘grid parity’ e l’aspetto finanziario del tempo di pareggio dell’investimento e del suo rendimento finanziario

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