ORA LEGALE: RISPARMI O SPRECHI? DIPENDE DA DOVE

Come ogni primavera, nella notte tra il sabato e la domenica dell’ultimo fine settimana di marzo, le lancette degli orologi di tutta Europa verranno spostate in avanti di un ora.

E’ l’ora legale, concepita per realizzare un significativo risparmio di energia elettrica ed oggetto, ogni anno, con rigorosa cronometricità, di polemiche, dubbi e proposte di riforma. Le quali, quest’anno, appaiono destinate a trovare maggiore eco del solito, in ragione, quanto meno, di due contemporanee ipotesi, avanzate nel Regno Unito ed in Russia. Nel primo caso, si tratta di una proposta di legge “bipartisan” avanzata da due oarlamentari britannici e che ha subito trovato il pieno consenso del premier David Camerun: unificare l’orario delle isole britanniche con quello del resto dell’Europa occidentale. Attualmente, infatti, Regno Unito, Irlanda e Portogallo sono un’ora “in anticipo” rispetto all’Europa, mentre Grecia, Bulgaria, Romania e Paesi Baltici sono un’ora “in ritardo”. Il cambiamento comporterebbe per le isole Britanniche uno spostamento in avanti dell’orario di un’ora durante l’invero e di ben due ore durante l’estate.

Ciò non avrebbe però lo stesso effetto in tutto il territorio, poiché d’inverno in Scozia il sole sorge quasi un’ora dopo che a Londra e lo slittamento dell’orario avrebbe l’effetto di annullare qualsiasi risparmio energetico ottenibile allungando l’orario serale. Ed è proprio questo il motivo che sta inducendo la Russia ad abbandonare del tutto l’ora legale: nelle regioni del Nord del paese, anche d’estate, l’orario di levata del sole è infatti così diverso da quello che si registra nella capitale e, soprattutto, nelle regioni più meridionali, da comportare addirittura uno spreco energetico, invece di un risparmio.

E per l’Italia? Si deve parlare di un sicuro vantaggio? Secondo i dati di Terna non v’è alcun dubbio: nel 2010, grazie all’ora legale, si sono potuti risparmiare 644 milioni di kWh, per un valore di circa 90 milioni di euro ed una riduzione delle emissioni di anidride carbonica di almeno 300 mila tonnellate. Un vantaggio dunque evidente, che si rinnova ogni anno e che, cumulando i margini realizzati nel corso degli anni, arriva, dal 1996, anno in cui l’ora legale è entrata in vigore per tutti i paesi dell’Unione Europea, ad oggi ad un totale di poso superiore ad un miliardo di euro. Eppure, oltre a Britannici e Russi, sia pure si due versanti diametralmente opposti, sono molto ad interrogarsi sui reali vantaggi dell’introduzione di questa consuetudine.

Secondo uno studio dell’Università della California, l’ora legale non farebbe affatto risparmiare: sono stati analizzate sette milioni di abitazioni nello Stato dell’Indiana e la conclusione sarebbe che l’ora legale comporterebbe un aumento dei consumi annuali delle utenze domestiche tra l’1 e il 4 per cento, per una spesa aggiuntiva di 8,6 milioni di dollari l’anno. Colpa di una diffusione quasi totale dei condizionatori d’aria anche ad uso domestico, che in Europa sono assai meno diffusi e che comporterebbero un aumento dei consumi elettrici da parte delle famiglie. Un’indagine dell’Energy Institute australiano sostiene anch’esso che i risparmi sono solo apparenti. Secondo l’Istituto infatti, il risparmio viene sempre calcolato sulle ore interessate dalla maggiore quantità di luce (quelle pomeridiane), mentre se si fa il computo complessivo tra il risparmio pomeridiano e la maggiore richiesta di energia tra le 7 e le 8 del mattino e quella usata nelle ore più tarde perché, mediamente, si rimane svegli più a lungo, il risparmio risulta zero. Ma ci sono anche risultati del tutto opposti: nel rapporto stilato nel 2008 per il Congresso Americano dal Dipartimento dell’Energia, si conclude che l’aver anticipato di 4 settimane l’ora legale, usanza attuata dagli Stati Uniti dal 2005, ha fatto risparmiare globalmente lo 0,5 per cento delle bolletta energetica, così che si prevede di risparmiare ogni anno non meno di quattro miliardi di dollari.

Insomma, appare che i vantaggi o gli svantaggi dell’ora legale dipendano dalla collocazione geografica ed anche dalle consuetudini di consumo dell’energia elettrica. E questo spiega forse perché l’idea dell’ora legale sia rimasta chiusa in un cassetto per quasi due secoli prima di trovare applicazione. La sua storia, infatti, risale al Settecento, quando Benjamin Franklin teorizzò l’ora legale per ottenere un risparmio: un orario convenzionale che seguisse la luce del sole sembrava idoneo a sostenere un minore consumo, di candele, olio per lampade e torce.

L’idea trovò per la prima volta applicazione soltanto durante la prima guerra mondiale, quando il risparmio di energia si impose come un imperativo. Nel 1916 la Camera dei Comuni di Londra diede il via libera al “British Summer Time“, che implicava lo spostamento delle lancette un’ora in avanti durante l’estate. In Italia l’ora legale è stata adottata per la prima volta nel 1916, dal 3 giugno al 30 settembre. La norma rimase in vigore fino al 1920 e poi venne abbandonata. Nel 1940 Mussolini decretò che era necessaria, la riammise e vi rimase fino al 1948, anno in cui venne nuovamente abolita. L’adozione definitiva risale al 1966. Per tredici anni fu stabilita l’ora legale in vigore dalla fine di maggio alla fine di settembre. Dal 1981 al 1995 si stabilì di estenderla dall’ultima domenica di marzo all’ultima di settembre. Il regime definitivo è entrato in vigore nel 1996 quando si è fissato di prolungarne ulteriormente la durata dall’ultima domenica di marzo all’ultima di ottobre.

Ormai quasi tutti i Paesi industrializzati hanno adottato l’ora legale, secondo date di inizio e fine il più possibile coincidenti, soprattutto per non complicare gli orari dei vettori aerei. Ma c’è anche qualcuno che, come il Giappone, non vi aderisce: a mettere i bastoni tra le ruote sono stati gli agricoltori, visto che è soprattutto nelle prime ore della mattina che è concentrato il lavoro nei campi ed è allora che serve più luce. Le lancette non si spostano anche in gran parte del resto dell’Asia, come in Africa e in generale nella maggior parte dei paesi disposti nei pressi dell’Equatore, dove il giorno e la notte hanno sempre la stessa durata di 12 ore sia d’inverno sia d’estate.