Con il decreto firmato il 27 luglio 2026, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha rilasciato la valutazione di impatto ambientale positiva per l’impianto agrivoltaico “Spinazzola” da 599 MW di potenza. È il più grande progetto solare mai autorizzato in Italia sotto il profilo ambientale. Il dato però racconta solo metà della storia: oggi nel Paese esistono 13 iniziative fotovoltaiche sopra i 200 MW con VIA favorevole, ma soltanto una è entrata in esercizio. Il collo di bottiglia si è spostato dalle autorizzazioni alla fase realizzativa.
Un progetto ridimensionato del 10% in fase di valutazione
La società spagnola Solaria ha presentato l’istanza al Mase a dicembre 2024 per un impianto da 669,99 MW da realizzare nei comuni di Spinazzola e Minervino Murge, in provincia di Barletta-Andria-Trani. Durante l’esame, le osservazioni degli enti territoriali e della Soprintendenza del ministero della Cultura hanno portato a tre successivi tagli di potenza: prima a 630,11 MW, poi a 611 MW, infine ai 599 MW autorizzati. La riduzione complessiva è stata del 10%.
Il ministero della Cultura ha comunque espresso parere negativo, segnalando un “rischio archeologico alto” nell’area. Tutti gli enti territoriali coinvolti si sono opposti. Il Mase ha superato queste contrarietà vincolando il via libera a prescrizioni stringenti: stralcio di lotti e file di pannelli per creare corridoi ecologici, compensazioni pari ad almeno il 30% dell’area dei campi, una no-build zone attorno al Ponte 21 Archi, un progetto paesaggistico da rifare e obblighi di scavo archeologico preventivo.
Il divario tra autorizzazioni e impianti operativi
I numeri del permitting solare italiano mostrano un’accelerazione marcata. Con Spinazzola salgono a 13 i progetti sopra 200 MW con VIA positiva. Eppure solo 1 è già in esercizio. Il rapporto è di 1 a 13: meno dell’8% dei mega-impianti autorizzati ha superato la fase di costruzione e allaccio.
Questo scarto segnala che il freno alla crescita della capacità rinnovabile non è più soltanto amministrativo. Superata la barriera della VIA, restano da affrontare i nodi delle aste, dei contratti di rete, della catena di fornitura e dell’accettazione territoriale nella fase di cantiere. Il caso Spinazzola, con il parere negativo unanime degli enti locali, mostra quanto il consenso resti fragile anche dopo il decreto ministeriale.
Che cosa significa per lo scenario energetico italiano
L’autorizzazione di un impianto da quasi 600 MW in Puglia conferma che la taglia media dei progetti continua a salire, spinta dalla necessità di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e dalla maturazione della tecnologia agrivoltaica. Il combinato disposto tra la grande dimensione e le prescrizioni ambientali sta plasmando un modello di sviluppo in cui la superficie occupata è compensata da corridoi ecologici e aree di rinaturalizzazione.
Rimane aperta la questione della traduzione delle autorizzazioni in elettricità immessa in rete. Se il tasso di realizzazione dei grandi impianti resta basso, il contributo del fotovoltaico utility-scale al mix elettrico nazionale rischia di restare inferiore alle attese, spostando il peso della transizione sul segmento distribuito e sulle comunità energetiche. Il decreto su Spinazzola è un passo avanti nel permitting. Il vero test sarà il cronoprogramma dei cantieri.
