Comunità energetiche: 303 MW attivi, ma 1,33 GW restano fuori dal Pnrr

Il paradosso delle comunità energetiche italiane è tutto nei numeri: 303 MW già in esercizio a fronte di 1,33 GW di progetti pronti ma senza un euro di contributo Pnrr. L’aggiornamento diffuso dal GSE il 21 luglio 2026 mostra un sistema che ha saputo attrarre 48.750 domande, ma che oggi rischia di lasciare a terra oltre due terzi della potenza complessivamente richiesta se non arriveranno risorse aggiuntive entro il 31 agosto. Per gli operatori della transizione, la partita delle CER si gioca sulla capacità di trasformare la domanda in impianti reali, in un quadro di regole ancora da consolidare.

La base installata: taglia mini e pochi grandi impianti

Al 30 giugno 2026 il GSE contava 3.630 configurazioni attive per 302,9 MW, con 37.821 point of delivery connessi. Il 46% delle configurazioni (1.673) si colloca nella fascia 0–10 kW, mentre solo 35 impianti superano il megawatt. La taglia prevalente è quella del micro‑autoconsumo diffuso, coerente con la filosofia di prossimità delle CER ma con un contributo limitato in termini di volumi complessivi.

Il bando Pnrr: 1,74 GW ammessi e 15.456 domande scoperte

Tra l’8 aprile 2024 e il 30 novembre 2025 il GSE ha ricevuto 48.750 domande. Al momento il quadro delle pratiche è il seguente: 29.820 ammesse per un contributo di 768,3 milioni di euro e una potenza di 1,74 GW; 2.887 tra rinunce (1.977) ed esclusioni (910); 15.456 richieste rimaste scoperte, presentate nella finestra finale del 24–30 novembre 2025, per contributi richiesti pari a 572,8 milioni e una potenza di 1,33 GW: è la conseguenza di una corsa finale che ha saturato le risorse disponibili. La geografia delle istanze vede in testa la Lombardia (7.434) e la Sicilia (6.598), mentre la Valle d’Aosta si ferma a 208.

Tetti di un quartiere italiano con pannelli solari e rete energetica condivisa, comunità energetiche rinnovabili
Le comunità energetiche italiane contano 303 MW già attivi, ma oltre un gigawatt di progetti resta in attesa di fondi Pnrr.

31 agosto 2026: deadline per gli atti di concessione

Il Gestore ha tempo fino al 31 agosto 2026 per emettere i provvedimenti di concessione. Le risorse potrebbero aumentare grazie allo scorrimento legato a rinunce ed esclusioni, che insieme contano 2.887 pratiche. QualEnergia stima che circa 578 domande potrebbero diventare finanziabili proprio per effetto di queste rinunce. Il termine per la fine dei lavori, inizialmente fissato al 30 giugno 2026, è già slittato al 31 dicembre 2027, allungando i tempi di realizzazione ma senza risolvere il nodo della capienza finanziaria. Tra i motivi di esclusione più frequenti figurano il superamento della soglia di 1 MW per frazionamento, la localizzazione in Comuni sopra i 50.000 abitanti e l’avvio lavori antecedente alla domanda.

Oltre 3 GW di progetti in attesa: il nodo della transizione decentrata

Sommando la potenza ammessa (1,74 GW) e quella non finanziata (1,33 GW), il bando ha attratto richieste per oltre 3,07 GW complessivi. Significa che circa il 43% della capacità progettata non ha trovato copertura. Per il sistema energetico, questo scarto misura la distanza tra l’interesse diffuso e i limiti di bilancio del Pnrr. La concentrazione regionale delle domande evidenzia inoltre un’Italia a due velocità, dove le CER rischiano di accentuare i divari territoriali anziché colmarli. Senza un canale di finanziamento integrativo, una fetta importante della generazione distribuita rischia di restare sulla carta, ritardando gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030.

Il 31 agosto è uno spartiacque concreto: da qui a fine mese si decide quanta della progettualità CER entrerà davvero in cantiere e quanta resterà una promessa non mantenuta, con ripercussioni dirette sulla capacità rinnovabile del Paese.

Fonti

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