Mentre il Pun Index Gme schizzava a 207,84 €/MWh — prezzo all’ingrosso dell’elettricità più alto dal 2022 — il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato il decreto FER X definitivo, in vigore dal 7 agosto. Il provvedimento mette sul piatto un contingente massimo di 37,15 GW di nuova capacità rinnovabile e apre le prime aste già nel 2026. Un’iniezione massiccia di incentivi che si scontra con un ritmo di installazione anemico: nei primi sei mesi del 2026 l’Italia ha installato +3,4 GW di impianti, meno della metà di quanto servirebbe ogni anno per raggiungere i target climatici europei.
Cosa prevede il decreto FER X: tecnologie, prezzi e scadenze
Il decreto ministeriale n. 194 del 18 giugno 2026, firmato dal Ministro Gilberto Pichetto Fratin, conta 17 articoli e 5 allegati e resterà in vigore fino al 31 dicembre 2030. Il contingente di 37,15 GW è ripartito tra fotovoltaico, eolico, idroelettrico e impianti a gas da depurazione, con un’attenzione particolare al solare: nelle prime aste del biennio 2026-2027 si prevedono 10 GW per il fotovoltaico e 16 GW per l’eolico. Il Gestore dei servizi energetici (GSE) punta a lanciare la prima procedura competitiva entro l’anno e altre due nel 2027.
Per il fotovoltaico il prezzo di esercizio di riferimento è fissato a 80 €/MWh, con due maggiorazioni significative: +27 €/MWh per gli impianti realizzati in sostituzione di coperture in eternit o amianto e +10 €/MWh per quelli installati su specchi d’acqua. I dati del FER X transitorio mostrano intanto la convenienza rispetto al mercato: l’eolico incentivato produce oggi a 72,851 €/MWh e il fotovoltaico a 56,825 €/MWh, cifre che restano nettamente inferiori ai picchi del Pun e giustificano l’impianto “a costi di generazione vicini alla competitività di mercato” scelto dal MASE.
L’accesso diretto, riservato agli impianti fino a 1 MW, cesserà decorsi 60 giorni dal raggiungimento di un contingente nazionale di 10 GW, mentre per i progetti sopra 1 MW è obbligatoria la partecipazione alle aste al ribasso.
Installazioni ferme, obiettivi lontani: il divario con il 2030
Il nodo non è l’incentivo pubblico, ma la velocità di esecuzione. La proiezione per l’intero 2026, basata sul primo semestre, è di 6,8 GW di nuova potenza rinnovabile, in calo del 5,6% rispetto ai 7,2 GW del 2025 (già in flessione del 3,9% sul 2024). Legambiente stima che per centrare i target nazionali servano almeno +11 GW l’anno; il think tank Energy square alza la soglia a +15 GW, mentre la filiera si dice in grado di arrivare fino a +20 GW annui.
Il gap è misurabile. Per passare dai 6,8 GW proiettati nel 2026 agli 11 GW minimi calcolati da Legambiente serve un’accelerazione del 62%; in termini assoluti, la proiezione 2026 è inferiore del 38% rispetto a quell’obiettivo. Tradotto in quota di consumi energetici lordi, il rapporto Situazione energetica nazionale appena pubblicato fotografa le rinnovabili al 20,5% — ancora lontanissime dal 39,4% fissato dal PNIEC e dal 42,5% vincolante della Direttiva RED III, con un’aspirazione europea al 45% entro il 2030.
Iter autorizzativi bloccati: 6-8 anni contro 12-24 mesi nel resto d’Europa
Gli incentivi del FER X rischiano di incagliarsi in un labirinto burocratico che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha descritto come «problematicità riconducibili al sistema di governance multilivello, alla persistente complessità dei procedimenti autorizzativi, ai ritardi nell’adeguamento delle infrastrutture di rete, nonché nelle procedure di allacciamento e nell’accesso alla capacità di connessione disponibile». I numeri sono impietosi: in Italia un impianto fotovoltaico può richiedere fino a 6 anni per ottenere tutte le autorizzazioni, uno eolico può arrivare a 7-8 anni, mentre in molti Stati membri UE i tempi medi restano fra 12 e 24 mesi.
Agostino Re Rebaudengo, intervenendo sulla riforma del Testo unico sulle rinnovabili (D. Lgs. 190/2024), ha proposto di «prevedere per i procedimenti di competenza regionale un termine perentorio di 90 giorni, assistito da un meccanismo di silenzio assenso». Una misura che, unita al rafforzamento degli organici della Commissione tecnica Pnrr-Pniec e all’introduzione di benefici economici per le comunità locali, potrebbe finalmente sbloccare i cantieri, evitando che decine di gigawatt di progetti restino ostaggio delle lungaggini amministrative.
Un ponte ancora troppo corto
Il FER X mette a disposizione un volume di incentivi senza precedenti e arriva in un momento in cui il prezzo all’ingrosso dell’elettricità rende ogni megawattora prodotto da fonti pulite un affare per il sistema. Ma la cronica lentezza delle installazioni rischia di trasformare anche il contingente di 37,15 GW in un bersaglio irraggiungibile nei tempi dettati dall’Europa. Senza una sforbiciata radicale ai tempi burocratici e un salto di scala nelle connessioni, la transizione energetica italiana continuerà a correre con il freno a mano tirato.