Nel sistema elettrico italiano, dove la crescita delle rinnovabili non programmabili impone una flessibilità sempre più distribuita, una nuova ricerca quantifica un potenziale concreto: edifici residenziali riqualificati possono abbattere fino all’80% dei picchi di domanda e trasformarsi in nodi attivi per la rete. Lo studio “Evaluation of the energy flexibility potential associated with reversible heat pumps in Italian residential building archetypes”, firmato da Enea, Politecnico di Milano e Università di Bergamo, mostra che l’efficientamento dell’involucro, combinato con pompe di calore reversibili, fotovoltaico e logiche di controllo flessibile, offre una leva programmabile di bilanciamento, capace di assorbire o rilasciare carico in funzione delle esigenze del sistema.
Come l’accumulo termico abilita la flessibilità
Il meccanismo sfrutta l’inerzia termica dell’involucro come accumulo distribuito. Riscaldando o raffrescando l’edificio in anticipo rispetto al picco di domanda, le pompe di calore spostano i consumi nelle ore di maggiore produzione rinnovabile o di minor carico. La struttura stessa funge da batteria termica: immagazzina energia sotto forma di calore e la restituisce quando l’impianto si spegne o modula la potenza. Logiche di controllo predittivo, basate su segnali di prezzo o su comandi del gestore di rete, coordinano i carichi senza compromettere il comfort interno.
Cosa cambia per il sistema elettrico
In uno scenario di penetrazione crescente di fonti rinnovabili non programmabili, la demand response lato edifici ha un valore sistemico diretto: riduce la necessità di centrali di punta e contribuisce a contenere gli investimenti in adeguamento delle infrastrutture. Lo studio dimostra che, sui profili di carico simulati, l’attivazione della flessibilità tramite pompe di calore abbatte i picchi fino all’80%. Non si tratta di una stima teorica: i modelli sono stati tarati su archetipi residenziali italiani, restituendo un potenziale replicabile su larga scala con interventi di riqualificazione già disponibili.
Un tassello nella revisione del mercato della flessibilità
I risultati arrivano in un momento di forte attenzione regolatoria verso la flessibilità distribuita. La recente evoluzione della Guida Operativa dei Certificati Bianchi ha ampliato le tipologie di progetto riconosciute, anche se al momento non include esplicitamente schemi di demand response basati sugli edifici. Lo studio offre una base quantitativa per valutare l’inserimento della flessibilità residenziale nei meccanismi di incentivazione e nei mercati locali della flessibilità. Per gli operatori di rete, la possibilità di attingere a un parco edilizio “attivo” rappresenta un’alternativa distribuita agli accumuli centralizzati, con potenziali benefici anche in termini di rapidità di risposta, riducendo la dipendenza da infrastrutture di punta.
La vera partita, ora, è portare questa evidenza dentro i regolamenti di mercato: solo remunerando la flessibilità degli edifici si potrà trasformare una capacità tecnica in una leva strutturale per l’esercizio della rete.