Categoria: Fotovoltaico

TOPCon, +4% di resa con strati UV: solo simulazione

Un film plastico capace di trasformare i raggi ultravioletti in luce visibile potrebbe valere oltre il 4% di energia in più in dieci anni su un modulo TOPCon. È il risultato più favorevole di un modello numerico dell'Università di Lubiana e di istituti svizzeri, pubblicato su Solar Energy Materials and Solar Cells. Per il settore fotovoltaico è una promessa, non una certezza: il dato nasce da simulazioni, non da prove sul campo, e la corsa alla resa industriale dovrà fare i conti con stabilità dei materiali e costi.

Perché gli UV sono un problema per le celle TOPCon

Le celle TOPCon (tunnel oxide passivating contact) riducono le perdite di cariche elettriche grazie alla passivazione, e proprio qui sta la loro vulnerabilità. L'esposizione agli ultravioletti può alterare i legami che trattengono l'idrogeno negli strati di passivazione, compromettendone la funzione protettiva; gli UV possono inoltre ingiallire e infragilire le plastiche che proteggono le celle. Il degrado non è uniforme: studi citati dagli autori riferiscono perdite inferiori al 3% su celle industriali dopo prove accelerate equivalenti a esposizioni molto prolungate.

Come funziona lo strato UVDS e quanta corrente recupera

Lo strato sfrutta l'UV down-shifting (UVDS): coloranti organici dispersi in una matrice di elastomero poliolefinico (POE) assorbono un fotone UV e ne riemettono uno a lunghezza d'onda maggiore, che il silicio converte in elettricità più facilmente. I film, spessi 350-450 µm (circa 400 µm) e collocati tra vetro e cella, hanno massimo di assorbimento a 345 nm e massimo di emissione a 420 nm, con resa quantica di fotoluminescenza stimata al 95%. Sono prodotti per estrusione a colata con doppia vite, con rugosità superficiale di circa 105 nm, e in laboratorio sono state testate concentrazioni di colorante fino a 100 volte quella di riferimento.

Il vantaggio emerge dove le protezioni convenzionali falliscono. In una configurazione che assorbe oltre il 90% dei fotoni UV, un filtro puramente assorbente — senza emissione luminosa — farebbe calare la corrente di cortocircuito dell'1,77%; con la conversione, la riduzione si ferma allo 0,20%. Nello strato più concentrato il confronto è più netto: 2,41% di perdita per il filtro ipotetico contro 0,34% dello strato UVDS. Calcolando la differenza, la conversione recupera 2,07 punti percentuali, cioè l'85,9% della perdita che una protezione senza fotoluminescenza imporrebbe.

Moduli TOPCon: gli strati UV down-shifting possono aumentare la resa di oltre il 4%
Pannelli solari installati su un tetto, illuminati dalla luce del sole durante la giornata. Foto di Elite Power Group su Pexels

Il +4% regge su un'ipotesi chiave

La simulazione copre dieci anni di funzionamento a Minneapolis e Phoenix, con climi diversi, e assume che gli UV facciano perdere alle celle non protette il 6% della tensione a circuito aperto. Su questa base, la penalizzazione iniziale dello strato (circa l'1%) viene compensata nel tempo: l'energia cumulata supera oltre il 4% quella della cella non protetta. Il margine tiene anche se i coloranti si degradano: in due scenari in cui la fotoluminescenza scende dal 95% al 70% o al 50%, il vantaggio resta.

Il punto debole è l'ipotesi di partenza. Il calo del 6% non è universale: è uno scenario semplificato tratto dalla letteratura, e il modello presuppone una protezione completa e stabile, ancora da verificare.

Dalla simulazione al mercato: nodi aperti e valore reale

Il salto verso la produzione dipende da stabilità dei coloranti, compatibilità con i processi di incapsulamento, scalabilità e convenienza economica. Il modello è stato applicato anche a un modulo realistico, con celle TOPCon tagliate a metà, barre metalliche e spazi tra le celle, e considera solo la faccia anteriore, non il contributo posteriore dei bifacciali. Il +4% non deriva dal semplice fatto di fermare gli ultravioletti, ma dalla capacità di trasformarne una parte in luce utile e di mantenere quella protezione negli anni.

Benjamin Lipovšek, dell'Università di Lubiana, e i coautori scrivono che "il principale vantaggio degli strati UVDS non consiste nell'aumentare la corrente oltre quella di un dispositivo non protetto, ma nel preservare la fotocorrente garantendo al contempo una forte attenuazione degli ultravioletti". Finché mancano dati reali su stabilità e costi, il +4% resta una direzione di ricerca, non una previsione di mercato.

Fonti

Parco Agrisolare: Pnrr finanzia 505 MW, domanda doppia

La transizione energetica delle aziende agricole passa anche dai tetti: la Facility Parco Agrisolare del Pnrr ha assegnato 505 MW di fotovoltaico, ma la domanda presentata vale 1,74 miliardi, oltre il doppio delle risorse. Il GSE ha pubblicato il 13 ottobre 2026 il primo elenco della misura: 770,4 milioni a 7.409 imprese. Le esclusioni più numerose dipendono però dalla documentazione: 7.610 domande non idonee (775,4 milioni, quasi 545 MW), che secondo il GSE non possono accedere al soccorso istruttorio.

GSE: 770 milioni su 505 MW di fotovoltaico agricolo

L'assegnazione si è chiusa il 31 agosto con 770.422.678,19 euro su 7.409 progetti, per una potenza cumulativa di 504.996,88 kWp, circa 505 MW. L'avviso attua il decreto del Masaf del 17 dicembre 2025. Il rapporto medio tra contributo e potenza è di circa 1.500 euro per kW.

La geografia dei fondi premia il Nord. La Lombardia guida con 884 progetti, 145,2 milioni — il 18,8% del totale — e 92 MW. Seguono Veneto (735 progetti, 99,5 milioni), Emilia-Romagna (633, 84,6 milioni) e Piemonte (664, 72,5 milioni). La prima regione del Sud è la Sicilia (617 progetti, 58,3 milioni), davanti a Puglia (55,1 milioni) e Campania (48,9 milioni). Il contributo più alto, 1,54 milioni, va a un impianto da 847 kW della Società agricola Dossi di Franguelli Eugenio & C. a Costa de' Nobili (Pavia).

Le domande escluse valgono più di quelle ammesse

Le richieste, presentate tra il 10 marzo e il 9 aprile, sono state 16.919. Solo una parte ha superato le verifiche. Ci sono 1.863 domande idonee ma non finanziate per esaurimento dei fondi: 187,3 milioni richiesti e circa 170 MW. Pesano poi 7.610 domande non idonee, per un valore potenziale di 775,4 milioni e quasi 545 MW.

Le quattro categorie — 7.409 ammesse, 1.863 idonee non finanziate, 7.610 non idonee e 37 rinunce (3,9 milioni) — sommano esattamente le 16.919 domande. In valore, le richieste escluse o in attesa arrivano a 962,7 milioni (187,3 più 775,4), più del totale delle ammesse (770,4 milioni). In numero, le 7.610 non idonee superano di poco le 7.409 ammesse e sfiorano il 45% del presentato.

Il GSE precisa che eventuali nuove risorse da rinunce o economie andranno alle idonee non finanziate, rispettando priorità e ordine cronologico. Per le non idonee, "allo stato attuale non è prevista l'attivazione del soccorso istruttorio".

Pannelli fotovoltaici sul tetto di un fienile, parco agrisolare per le aziende agricole italiane
Il Parco Agrisolare del Pnrr assegna 770 milioni a 7.409 imprese agricole per 505 MW di fotovoltaico.

Il nodo documentale e i progetti "pronti just in time"

Marino Berton, consulente di ESCo Agroenergetica, sottolinea che per questo bando "non è stato fatto il soccorso istruttorio": un "dentro o fuori" in prima battuta. Molti progetti esclusi lo sarebbero per carenze minime — una bolletta o una firma mancante — potenzialmente sanabili. La documentazione richiesta è complessa: schema elettrico unifilare, bollette dei consumi, documenti camerali.

Berton definisce i progetti già in graduatoria "pronti just in time", cantierabili senza nuovi bandi. Secondo la sua stima, contando gli idonei e quelli recuperabili, si potrebbero realizzare in tempi brevi oltre 500 MW. I beneficiari hanno 18 mesi dalla concessione per chiudere i lavori, con rendicontazione finale entro il 31 dicembre 2028.

Per Berton sarebbe auspicabile destinare alla Facility una quota del margine di flessibilità di bilancio — stimato in circa 14 miliardi — che l'Italia punta a ottenere per l'energia con la clausola nazionale di salvaguardia del Patto di stabilità Ue. A maggio 2026, in un question time al Senato, il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida aveva parlato di 16.000 imprese partecipanti e di 8.000 da finanziare "in una prima fase", auspicando di "trovare ulteriori risorse".

Perché la domanda resta doppia: il collo di bottiglia delle risorse

Le domande idonee non finanziate pesano circa 170 MW; le non idonee, circa 545 MW, non hanno un percorso di recupero previsto dal GSE. Sommate, le due categorie superano i 505 MW finanziati, ma restano categorie diverse.

Sul piano finanziario, i 770,4 milioni assegnati coprono il 44,3% dei 1,74 miliardi richiesti (770,4 su 1.740). Con la prima versione della misura erano state ammesse circa 23.000 imprese per 1,7 GW: un ordine di grandezza che questa finestra non replica.

Per il sistema energia, il segnale è duplice: la domanda di autoproduzione da fotovoltaico agricolo c'è e supera le risorse Pnrr, ma una quota rilevante di progetti si perde sulle verifiche documentali. Il GSE ha chiarito che eventuali economie o rinunce andranno alle idonee non finanziate, mentre per le non idonee non è previsto il soccorso istruttorio. La finestra si chiude con 505 MW finanziati e una lista d'attesa che, senza nuove risorse, resta fuori.

Fonti

Fotovoltaico a 82 GW: Terna-Snam ridisegna la rete

Il fotovoltaico italiano quasi raddoppia in cinque anni, dal 2025 al 2030: da 43,5 GW installati a fine 2025 a 82,3 GW previsti al 2030. Lo scenario "Best Estimate" del Documento di Descrizione degli Scenari 2026 (DDS) di Terna e Snam sposta il baricentro del sistema elettrico verso Sud e trasforma accumuli e curtailment da variabili marginali a nodi strutturali. Con un denominatore più piccolo del previsto: la domanda elettrica al 2030 scende a 338 TWh.

Il fotovoltaico raddoppia: 82 GW al 2030, fino a 137 al 2040

Al 2030 il solare tocca 82,3 GW, con il segmento utility-scale che più che raddoppia da 24,5 a 54,1 GW e il distribuito che sale da 19 a 28,2 GW. La produzione passa da 44 a 110 TWh, oltre il 52% della generazione rinnovabile e circa il 37% di quella nazionale. Al 2040 il fotovoltaico arriva a 114-137 GW e 156-185 TWh. Solare ed eolico insieme valgono 103 GW al 2030, +45 GW sul 2025.

Aste FER X e accumuli: dove si gioca il 63% di rinnovabili

Dei 45 GW nuovi, circa 23 GW sono già assegnati tramite FER 1, Agrivoltaico, Agrisolare, FER X Transitorio ed Energy Release 2.0, con oltre il 50% tra Sud e Sicilia. Le prossime aste FER X mettono a gara un contingente fino a 37 GW, ma Terna e Snam ne ipotizzano in esercizio solo 7-10 GW entro il 2030, più 2,5-3 GW l'anno di crescita inerziale. Per centrare il 63% di rinnovabili sulla domanda servono circa 50 GWh di nuovi accumuli, di cui 24 GWh oltre le aste Macse. La capacità di accumulo utility-scale e distribuita, esclusi i pompaggi, passa da 17,9 GWh nel 2025 a 80 GWh nel 2030 (di cui 19 GWh distribuiti), fino a 116,5-169,5 GWh nel 2040; il fabbisogno aggiuntivo di 50 GWh è invece calcolato rispetto al 2026 e riguarda solo l'utility-scale. L'overgeneration sale da valori quasi nulli a circa 6 TWh nel 2030 e 8-25 TWh nel 2040.

Campo fotovoltaico su colline del Sud Italia con pannelli e accumuli: il fotovoltaico verso gli 82 GW al 2030
Il fotovoltaico italiano quasi raddoppia entro il 2030, spostando il baricentro della rete verso Sud.

La rete inverte i flussi tra Sud e Centro-Sud

La concentrazione delle rinnovabili nel Mezzogiorno ribalta la geografia dei transiti. Sul collegamento tra Sud e Centro-Sud la direzione si inverte rispetto allo storico: dai -12,3 TWh del 2024 si passa a 21,2 TWh nel 2030 e fino a 43,5 TWh nel 2040 nello scenario Power Development, mentre il transito tra Centro-Sud e Centro-Nord sale da 3,2 a 10,7 TWh nel 2030 e 26,5 TWh nel 2040. Al 2030 le esportazioni triplicano da circa 5 a 15 TWh. Sul fronte domanda, le abitazioni con riscaldamento prevalente a pompa di calore passano da 2,5 milioni nel 2025 a 3,8 milioni nel 2030, fino a 9,8 milioni nel 2040. La quota elettrica nei consumi finali sale dal 22% del 2025 al 25% nel 2030.

Il bivio del 2040 e un dato in conflitto

Dopo il 2030 le traiettorie divergono. Energy Integration ipotizza circa 4 GW l'anno di nuovo solare ed eolico, domanda a 408 TWh e rinnovabili al 68%; Power Development assume 8 GW annui, 439 TWh e 77%, con la generazione a gas che scende a 53 TWh. QualEnergia segnala anche un ridimensionamento su gas e idrogeno: biometano a 2 miliardi di metri cubi contro i 5 del riferimento Pniec 2024 e idrogeno rinnovabile a 1,5 TWh anziché 9,9. Sui data center le due fonti non concordano: pv magazine indica 48 TWh di consumi al 2040, QualEnergia si ferma a 38 TWh; entrambe concordano sui 15 TWh del 2030.

Con l'eolico frenato, lo storage diventa il vincolo

Tre calcoli aiutano a leggere il quadro. Il salto del fotovoltaico da 43,5 a 82,3 GW equivale a un aumento dell'89% (82,3 diviso 43,5), quasi un raddoppio in cinque anni, dal 2025 al 2030. I 24 GWh "oltre Macse" pesano per il 48% del fabbisogno di 50 GWh. E più solare concentra i surplus nelle stesse ore: l'eolico previsto al 2030 è di 20,2 GW, quasi 8 GW in meno dei 28,1 del riferimento Pniec, mentre il solare supera di circa 3 GW i 79,3 del Piano. Un mix più sbilanciato sul fotovoltaico rende lo storage non un'opzione, ma il vincolo principale del sistema al 2030.

Fonti

Agrivoltaico, Next2Sun: insolvenza per due controllate tedesche

L'agrivoltaico verticale perde pezzi sul fronte industriale, non su quello degli impianti. Next2Sun ha chiesto al tribunale di Saarbrücken l'apertura di procedure di insolvenza in auto-amministrazione per Next2Sun Technology GmbH e Next2Sun Mounting Systems GmbH, dopo che la raccolta da 5 milioni di euro lanciata a settembre non ha prodotto impegni vincolanti. La filiale italiana e le società che gestiscono gli impianti già realizzati restano fuori dalla procedura: la frattura passa tra chi costruisce la tecnologia e chi possiede gli asset.

Le due controllate coinvolte e chi resta fuori

Le procedure riguardano le due società del gruppo attive su tecnologia e sistemi di montaggio, annunciate il 5 ottobre 2026. Non sono coinvolte Next2Sun AG, Next2Sun Projekt GmbH né le società di progetto che gestiscono gli impianti agrivoltaici già completati. Le attività delle due controllate proseguono per il momento: i progetti esistenti vengono valutati per sostenibilità economica e continueranno dove possibile.

Perché la raccolta da 5 milioni non è andata a buon fine

A settembre Next2Sun ha avviato un aumento di capitale da 5 milioni di euro. Alla fine del mese l'azienda ha dichiarato di aver ricevuto impegni di investimento sufficienti a raggiungere l'obiettivo, ancora però soggetti a verifica. All'inizio di ottobre la valutazione è cambiata: quegli impegni non erano abbastanza vincolanti per assicurare il capitale necessario nel medio termine. L'offerta di azioni è stata annullata e i fondi dei potenziali investitori non verranno accettati.

Next2Sun avvia procedure di insolvenza per due controllate
Campo di pannelli solari con magazzini e silos sullo sfondo. Foto di Mark Stebnicki su Pexels

La filiale italiana non è toccata dalla procedura

Next2Sun Italia SRL non è interessata dall'insolvenza e prosegue regolarmente le attività, garantendo la continuità dei servizi. Lo sviluppo dei progetti in corso presso Next2Sun Projekt GmbH continua, insieme alla ricerca di investitori nell'ambito degli sforzi di ristrutturazione, con l'obiettivo di preservare il maggior numero possibile di posti di lavoro e il know-how tecnico del gruppo.

Il collo di bottiglia è industriale, non progettuale

Next2Sun conta circa 140 dipendenti in Germania, Austria, Polonia e Giappone e ha completato oltre 60 MW di progetti fotovoltaici. I 5 milioni che cercava equivalgono a circa 35.700 euro per dipendente: rapportata a un gruppo con oltre 60 MW realizzati, la cifra dà la misura del fabbisogno che la raccolta doveva coprire. Le società di progetto degli impianti in esercizio restano fuori dall'insolvenza; le due controllate in auto-amministrazione sono quelle che producono tecnologia e sistemi di montaggio. Il valore, in questa fase, resta agganciato agli asset già installati più che alla filiera che li costruisce.

"Le ultime settimane hanno dimostrato il forte sostegno alla nostra visione di una combinazione sostenibile tra agricoltura ed energia solare", ha dichiarato Heiko Hildebrandt, membro del consiglio di amministrazione di Next2Sun. "Siamo molto grati a tutti i nostri sostenitori per questo. Anche se non siamo riusciti a ottenere il livello di finanziamento necessario, faremo tutto il possibile per sfruttare le opportunità disponibili per proseguire le attività e ristrutturare l'azienda".

Per il settore il segnale è che l'agrivoltaico regge come asset in esercizio ma fatica a finanziarsi come industria: se il capitale resta disponibile per gli impianti e non per chi li produce, il collo di bottiglia si sposta a monte della filiera.

Fonti

Comunità energetiche: 708.600 euro per il fotovoltaico dei vulnerabili

Roma e la Regione Lombardia mettono sul tavolo 708.600 euro — la somma dei 583.600 stanziati dal Campidoglio e dei 125.000 approvati dalla Giunta lombarda — per portare fotovoltaico e autoconsumo collettivo dentro l'edilizia pubblica e tra le famiglie in povertà energetica. La cifra è marginale se confrontata con i 1.317,9 milioni di euro della misura Pnrr per le ristrutturazioni energetiche dell'edilizia residenziale pubblica, le cui richieste hanno già superato il tetto disponibile a maggio 2026. Il senso dei due progetti non sta nel volume finanziario: sta nel verificare se il modello della comunità energetica regge su patrimoni Aler e comunali, dove la domanda di riqualificazione eccede da tempo l'offerta pubblica.

Roma mappa la domanda: impianti da 1 a 100 kWp in comodato d'uso

Roma Capitale ha pubblicato il 5 ottobre una manifestazione d'interesse per rilevare la domanda potenziale di moduli fotovoltaici da concedere in una fase successiva in comodato d'uso gratuito. L'avviso resta aperto fino al 3 novembre.

Il budget è di 583.600 euro, finanziato dal Mase nell'ambito della missione europea "Climate neutral and smart cities". Roma è entrata in quella missione con l'approvazione del proprio Climate City Contract da parte della Commissione europea il 15 ottobre 2025.

I destinatari non sono le singole famiglie: la ricognizione si rivolge a comunità energetiche, anche solidali, condomìni, gruppi di autoconsumatori collettivi, enti del terzo settore, cooperative, Pmi e soggetti impegnati nel contrasto alla povertà energetica. La taglia indicativa degli impianti va da 1 a 100 kWp. Chi aderisce deve indicare ubicazione della superficie proposta, potenza installabile stimata e numero di moduli richiesti; la ricognizione serve anche a censire vincoli urbanistici, edilizi, paesaggistici e storico-artistici e a valutare moduli con caratteristiche cromatiche o di integrazione architettonica specifiche.

Sul fronte economico, Roma prefigura un comodato ventennale ma limitato ai soli pannelli: componenti, installazione, esercizio e adempimenti restano a carico del beneficiario. La manifestazione d'interesse non assegna moduli né priorità.

Lombardia: 125.000 euro, l'80% va a progettazione e impianti

La Giunta regionale lombarda ha approvato il finanziamento di due progetti pilota su edifici di edilizia residenziale pubblica gestiti dalle Aler, a Stezzano (Bergamo) e Caronno Pertusella (Varesotto).

Sui 125.000 euro complessivi, 100.000 cofinanziano fino al 40% di progettazione e realizzazione degli impianti fotovoltaici; gli altri 25.000 coprono informazione, formazione e supporto tecnico. Il rapporto tra le due voci si calcola direttamente: l'80% del budget va all'hardware, il 20% alla parte immateriale. La proporzione colloca il progetto nella categoria delle sperimentazioni tecniche più che delle campagne di comunicazione.

Comunità energetiche e fotovoltaico domestico per famiglie vulnerabili
Pannelli fotovoltaici sul tetto catturano la radiazione solare per la generazione di energia rinnovabile. Foto di Elite Power Group su Pexels

L'obiettivo dichiarato dalla Regione è far beneficiare gli inquilini dell'energia prodotta localmente e degli incentivi legati alla condivisione dell'elettricità, misurando gli effetti sulle bollette. I due interventi sono seguiti da Aler Bergamo-Lecco-Sondrio e da Aler Varese-Como-Monza Brianza-Busto Arsizio. Alla sperimentazione è abbinata una ricognizione degli edifici Aler potenzialmente idonei a ospitare impianti solari: è il passaggio che determina se il modello è replicabile o resta un caso isolato.

In Italia 4.800 CER per 400 MW: la taglia media è 83 kW

Aiuta a inquadrare la scala dei due piloti il dato nazionale. Al 31 agosto 2026 il GSE contava oltre 4.800 configurazioni CER con contratti attivi o in fase di finalizzazione, per circa 400 MW di potenza complessiva e oltre 51.000 punti di connessione associati.

Due rapporti derivati da questi numeri raccontano il settore meglio di qualsiasi aggettivo. Dividendo i 400 MW per le 4.800 configurazioni si ottiene una potenza media di poco superiore agli 83 kW per configurazione: la taglia massima richiesta da Roma (100 kWp) è quindi vicina alla media nazionale, segno che la ricognizione capitolina è tarata su impianti realistici e non su grandi centrali condominiali. Sul secondo rapporto, 51.000 punti di connessione su 4.800 configurazioni danno circa 10,6 utenze per CER: le comunità energetiche italiane restano, nella media, strutture piccole.

Per ampliare la base di aderenti il GSE ha attivato la Vetrina delle CER, un servizio che inserendo il codice POD individua l'Area Convenzionale dell'utente e mostra le comunità disponibili a ricevere nuovi membri, con la possibilità di contattare il referente. La crescita del numero di aderenti è la leva per aumentare l'energia condivisa e i benefici economici della configurazione.

Il vincolo di sistema: il Pnrr per l'edilizia pubblica è già saturo

I due piloti vanno letti dentro una partita più grande. Il Piano Casa, approvato in via definitiva a luglio 2026, stanzia 970 milioni di euro tra il 2026 e il 2030 per recupero e manutenzione dell'edilizia residenziale pubblica e sociale, con l'efficienza energetica tra i criteri di intervento.

Sul fronte Pnrr, la Misura M.7 – Investimento 17, dedicata alle ristrutturazioni energetiche dell'edilizia residenziale pubblica, dispone di 1.317,9 milioni di euro: a maggio 2026 le richieste di accesso hanno superato quel tetto. Il meccanismo si appoggia a energy service company selezionate con gare pubbliche, che possono contare su un contributo a fondo perduto fino al 65% del costo totale e su un prestito bancario per la quota residua, fino a un massimo del 35% del costo non coperto.

Per un'ESCo o per un'amministrazione che valuta un intervento su patrimonio pubblico, il nodo è la sostenibilità economica del modello. Il cofinanziamento regionale fino al 40% e il comodato ventennale dei moduli riducono la barriera d'ingresso, ma Roma lascia a carico del beneficiario installazione ed esercizio, e la taglia ridotta degli impianti — coerente con la media nazionale di 83 kW per configurazione — limita le economie di scala. Il valore delle due iniziative sta lì: nella verifica empirica, su due patrimoni Aler e su una ricognizione capitolina, di un modello che punta a sbloccare la riqualificazione energetica dell'edilizia popolare senza attendere nuove risorse per l'intervento edilizio.

Fonti

Aree idonee in Liguria: il fotovoltaico si ferma allo 0,8% della SAU

Con l'approvazione all'unanimità del disegno di legge n. 88 il 29 settembre 2026, la Liguria chiude il capitolo sulle aree idonee alle rinnovabili e sceglie un modello a quota: il fotovoltaico su terreno agricolo è ammesso solo entro il limite massimo dello 0,8% della superficie agricola utilizzata, verificato in modo cumulativo a livello regionale. Il resto della mappa si appoggia a porti, strade, cave in esercizio e perimetri di crisi industriale, mentre per l'eolico la decisione sulle aree non idonee slitta di almeno 180 giorni. Per chi sviluppa impianti in regione cambia il modo di pianificare la pipeline, non solo la scelta dei singoli siti.

Fotovoltaico: 0,8% di SAU, cave e aree di crisi industriale

La legge individua per il fotovoltaico quattro famiglie di superfici idonee, cioè soggette a un iter accelerato e agevolato:

  • aree agricole entro il limite massimo dello 0,8% della SAU;
  • perimetri delle aree di crisi industriale complessa;
  • cave in esercizio;
  • zone logistiche semplificate.

Le ultime tre categorie valgono anche per i sistemi di accumulo. La scelta segnala una direzione precisa: la capacità fotovoltaica che la Regione considera compatibile con il proprio territorio passa prima dal riuso di siti produttivi, estrattivi e logistici, e solo residualmente dal suolo agricolo, contingentato.

Porti, strade e suoli consumati: le aree valide per ogni fonte

Per ogni tipologia di fonte rinnovabile e per lo storage la legge considera idonee anche:

  • le aree portuali, esclusi i porti turistici;
  • le aree di pertinenza delle strade extraurbane principali, fino a una distanza massima di 300 metri;
  • i suoli consumati cartografati dall'Atlante Ispra e impermeabilizzati al momento della proposta progettuale, con esclusione delle biomasse;
  • le aree prive di vincoli ambientali entro 300 metri dai punti di connessione alla rete elettrica.

I due riferimenti ai 300 metri non hanno lo stesso peso sulla mappa ligure: la fascia stradale è lineare e attraversa tutto il territorio, mentre il raggio dalle connessioni concentra l'idoneità dove la rete esiste già. Per un operatore, la seconda condizione decide la bancabilità di un progetto più della prima, perché la connessione resta il collo di bottiglia tipico delle installazioni in una regione stretta tra mare e crinali.

Il tetto dello 0,8% è un budget regionale, non una soglia di progetto

Le proposte di impianti su SAU devono essere comunicate tempestivamente dall'ente ricevente alla Regione, che verifica il raggiungimento del limite dello 0,8%. Il meccanismo è cumulativo: la quota non si misura sul singolo progetto ma sul totale regionale già occupato. La Regione effettuerà un monitoraggio semestrale quantitativo della potenza installata, autorizzata o assentita per ciascun territorio provinciale nell'anno precedente, tramite lo sportello unico per le energie rinnovabili (Suer); a questo si affianca un tavolo tecnico permanente, coordinato dalla struttura regionale competente in materia di energia, che si riunisce almeno due volte l'anno.

Aree idonee: approvata la nuova legge della Liguria
Pecore al pascolo sotto pannelli solari in una fattoria di energia rinnovabile in Germania. Foto di Vincent Delsuc su Pexels

Sul fronte dell'accettabilità, la Regione promuoverà con i proponenti e i Comuni interessati misure di ritorno per le comunità locali dove sono installati impianti di potenza non inferiore a 1 MW. Per gli impianti fotovoltaici di grande taglia, individuati dal testo nei progetti superiori a 10 MW, il proponente deve presentare l'iniziativa alle amministrazioni comunali coinvolte almeno 90 giorni prima del deposito dell'istanza di autorizzazione unica.

Eolico: le aree non idonee arrivano dopo, entro 180 giorni

La legge non contiene la mappa delle aree non idonee all'eolico: entro 180 giorni dall'entrata in vigore, la Giunta regionale dovrà approvare una proposta da sottoporre al Consiglio. Contando i 180 giorni dal 29 settembre 2026 — data di approvazione del provvedimento — la scadenza indicativa cade intorno alla fine di marzo 2027. Fino a quel momento restano salve, nei limiti della compatibilità con le norme vigenti, le aree non idonee individuate dalla deliberazione regionale del 2009.

Lo rileva l'analisi di Uomini Liberi, che segnala anche un cambio di quadro rispetto al "pacchetto energia" presentato dalla Regione nel novembre 2025: allora si annunciavano come non idonee le aree vincolate, i siti Natura 2000, le aree naturali protette e i parchi, le zone a elevato rischio di frana o idraulico e i siti Unesco; il testo approvato rimanda la proposta sulle aree non idonee eoliche a un provvedimento successivo. Le tutele ambientali e paesaggistiche continuano a operare, ma il quadro è cambiato.

PEAR, Piano dell'aria e VAS: l'impalcatura della politica energetica ligure

Nella stessa seduta il Consiglio ha approvato anche l'aggiornamento del Piano regionale di risanamento e tutela della qualità dell'aria, che prepara il territorio agli standard europei con una tappa intermedia nel 2028 e l'obiettivo fissato al 2030. L'assessore regionale all'Ambiente e all'Energia Paolo Ripamonti ha inquadrato la legge come "l'ultimo tassello delle attività legate all'energia", dopo il Piano Energetico Ambientale Regionale e in parallelo all'iter della Valutazione ambientale strategica del Piano di accelerazione.

Cosa cambia per chi sviluppa impianti in Liguria

Due soglie di "grande taglia" convivono nello stesso impianto normativo: il fotovoltaico è grande a 10 MW, ai fini dell'informativa anticipata ai Comuni, mentre per l'eolico la grande taglia — quella che abilita i Comuni a definire ulteriori aree idonee nel proprio territorio, informando la Regione entro dieci giorni — scatta oltre 1 MW. Tradotto in pratica: sul fotovoltaico la partita si gioca sul tetto cumulativo di SAU e sulla vicinanza alle connessioni; sull'eolico si gioca su un doppio binario, regionale e comunale, che resta aperto almeno fino alla primavera 2027.

Un secondo elemento pesa sulla pianificazione: sempre secondo l'analisi di Uomini Liberi, il provvedimento di autorizzazione unica "costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico comunale" e può comportare deroghe agli atti di pianificazione territoriale regionali. È il punto in cui l'obiettivo di accelerazione si misura davvero con il governo del territorio: per chi investe significa tempi più prevedibili in fase autorizzativa, ma anche un rischio politico più alto a livello locale.

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Nova Aeg: 4 MW fotovoltaici a Vercelli e PPA decennale per la coop

Un'area industriale inutilizzata di 43.000 metri quadrati a Vercelli, in località Larizzate, diventa un impianto fotovoltaico da 4 MW con una produzione stimata di circa 5.000 MWh all'anno. Nova Aeg, la società piemontese di fornitura energetica controllata da Nova Coop, lo ha inaugurato il 15 settembre 2026 come primo impianto di cui è sviluppatrice e proprietaria, chiudendo nello stesso giorno un PPA decennale che impegna Nova Coop ad acquistare l'intera produzione. Per il settore energia italiano il caso va letto su due piani: la diversificazione a monte di una energy company e la copertura a prezzo fisso per un grande consumatore cooperativo.

Il PPA decennale copre circa il 6% del fabbisogno di Nova Coop

Con il Power Purchase Agreement siglato in occasione dell'inaugurazione, Nova Coop acquisterà l'intera energia prodotta dall'impianto di Larizzate, con la possibilità di acquisire anche le garanzie di origine (GO) associate alla produzione rinnovabile. I 5.000 MWh annui stimati equivalgono a circa il 6% del fabbisogno elettrico complessivo della cooperativa, che nel 2025 è stato di 84.266 MWh. Il prezzo fisso, per dieci anni, è l'elemento centrale del contratto.

Ernesto Dalle Rive, presidente di Nova Coop, ha spiegato che l'accordo consente di rendere più prevedibile la spesa energetica in un mercato caratterizzato da alta volatilità. Patrizio Dettoni, presidente di Nova Aeg, ha indicato nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento la via maestra per un approccio etico e trasparente, capace di integrare sviluppo degli impianti, produzione diretta e gestione del rischio energetico per i partner. Per la energy company piemontese, il PPA con la cooperativa controllante segna l'avvio di una fase industriale basata sulla capacità produttiva autonoma.

Fotovoltaico a terra contro tetti: il confronto per MW installato

Gli impianti fotovoltaici già installati da Nova Coop sui tetti delle strutture di proprietà hanno una potenza complessiva di 5,56 MW e nel 2025 hanno prodotto circa 4.825 MWh. Il nuovo impianto a terra, con 4 MW di potenza, è stimato a 5.000 MWh: il rapporto è di circa 1.250 MWh per MW, contro gli 868 MWh per MW dei tetti. A parità di potenza installata, il fotovoltaico a terra rende quindi circa il 44% in più rispetto agli impianti su tetto già in esercizio.

Impianto fotovoltaico con pannelli solari disposti in un'area industriale, energia rinnovabile a Vercelli
Nova Aeg trasforma un'area industriale inutilizzata in un impianto solare da 4 MW per la produzione di energia rinnovabile.

Le fonti riportano due valori per la potenza del nuovo sito: 4 MW su pv magazine Italia, 4,071 MWp su foodweb.it. La differenza è di precisione nella misura, non di sostanza.

Investimento da 3 milioni: 750 euro per kW di potenza

Nova Aeg ha sostenuto l'investimento con mezzi propri, per circa 3 milioni di euro. Rapportato ai 4 MW di potenza installata, il costo implicito è di circa 750 euro per kW, un valore di riferimento per un impianto a terra di taglia industriale su area dismessa. Dall'attivazione, avvenuta a fine luglio 2026, al 31 agosto 2026, l'impianto ha prodotto circa 730 MWh, pari a circa il 14,6% della stima annua: si tratta di poco più di un mese di esercizio, quindi non confrontabile in modo diretto con il dato su base annua.

Copertura rinnovabile di Nova Coop: il peso della titolarità

Sommando i 4.825 MWh prodotti dai tetti nel 2025 e i 5.000 MWh stimati dal nuovo impianto, si arriva a circa 9.825 MWh, equivalenti a circa l'11,7% del fabbisogno 2025 (84.266 MWh). Il dettaglio che conta per il settore è la titolarità: i tetti sono di Nova Coop, che negli ultimi tre esercizi ha coperto circa il 5% dei consumi con fotovoltaico aziendale, mentre l'impianto a terra è di Nova Aeg. La cooperativa aumenta la quota rinnovabile senza immobilizzare capitale nell'impianto, l'energy company costruisce capacità produttiva con un ricavo contrattualizzato su dieci anni. L'impianto evita l'immissione in atmosfera di circa 1.700 tonnellate di CO₂ all'anno. Parallelamente, la cooperativa ha proseguito nell'efficientamento dei 68 punti vendita, ottimizzando gli impianti di refrigerazione e attuando un relamping a led, per mantenere stabili i consumi nonostante l'espansione della rete commerciale.

Il modello si presta alla replica ogni volta che un consumatore elettrico di grandi dimensioni — una catena di punti vendita, un'industria, un gruppo di immobili — ha un fabbisogno concentrato da coprire con fornitura rinnovabile certificata. Il precedente di Vercelli dice che la partita della transizione industriale italiana si sta spostando dai tetti alle aree dismesse, dove la produttività specifica è più alta e il PPA a prezzo fisso fa da ponte tra chi investe e chi consuma.

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Comunità energetiche: 26.000 impianti in più nei condomini svizzeri

Nei condomini il fotovoltaico raramente conviene, perché chi paga i pannelli non incassa l'energia che producono. Le comunità energetiche ribaltano quel calcolo. Un modello applicato all'intero settore residenziale svizzero stima che la loro diffusione porterebbe, entro il 2050, circa 26.000 impianti fotovoltaici in più nei soli edifici plurifamiliari, per 650 MW di potenza aggiuntiva. In Italia, intanto, la finestra PNRR per le CER si chiude il 28 novembre.

Il modello: 650 MW concentrati negli edifici plurifamiliari

Un modello System Dynamics del settore residenziale svizzero, sviluppato da Matteo Palucci, Jalomi Maayan Tardif, Vasco Medici e Giovanni Sansavini, ricercatori della SUPSI e dell'ETH Zurigo, confronta uno scenario senza comunità energetiche con uno che le ammette. Negli edifici plurifamiliari la differenza al 2050 è di circa 26.000 installazioni e 650 MW.

La simulazione copre i 26 cantoni svizzeri e incrocia dati sugli edifici, prezzi dell'elettricità, incentivi e diffusione congiunta di fotovoltaico e pompe di calore. Non sono previsioni, ma traiettorie possibili: nello scenario di politiche attuali la capacità fotovoltaica sui tetti residenziali arriva a circa 12 GW al 2050.

Il dato che conta per il settore è la taglia media. Dividendo i 650 MW per le 26.000 installazioni si ottengono circa 25 kW per impianto, contro i 12,7 kW che risultano dai 140 MW e dagli 11.000 impianti attribuiti all'effetto di imitazione su case mono e bifamiliari. Il condominio ospita impianti grandi il doppio.

Condominio residenziale con pannelli solari sui tetti, modello di comunità energetiche per energia rinnovabile condivisa
I condomini equipaggiati di pannelli solari trasformano le comunità energetiche in infrastrutture di sostenibilità diffusa.

Lo split incentive è il vero collo di bottiglia

Negli immobili in affitto il proprietario sostiene l'investimento mentre l'inquilino consuma l'energia prodotta: è il problema degli split incentive, che frena il fotovoltaico proprio sugli edifici più grandi e capienti. Le CER lo aggirano, perché il proprietario può vendere l'elettricità agli occupanti invece di immetterla in rete.

Nel modello svizzero il prezzo interno resta entro l'80% della tariffa elettrica retail. Dal 2025 la Svizzera ammette anche le comunità energetiche virtuali (VEC), che collegano edifici adiacenti senza un unico punto di prelievo: nel modello portano a più capacità complessiva delle CER tradizionali. I ricercatori avvertono però di un possibile effetto di saturazione, perché incentivi molto elevati combinati con le VEC riducono la convenienza dell'impianto individuale.

In Italia la finestra PNRR scade il 28 novembre

La facility PNRR per le CER è arrivata, con gli scorrimenti delle risorse, alle domande presentate entro il 28 novembre, e il lavoro proseguirà con le rinunce. Il GSE ha spiegato a QualEnergia.it di aver valutato quasi tutte le richieste e di preparare nuove semplificazioni sulla gestione delle modifiche. Sul Fer X l'asta è confermata a dicembre; sugli extraprofitti del 15-bis restano aperti meno di 200 Comuni.

Cosa cambia per chi opera nel settore

I 650 MW attribuiti alle CER nei condomini valgono circa il 5,4% dei 12 GW previsti sui tetti residenziali svizzeri nello scenario di politiche attuali; l'effetto indiretto su villette e bifamiliari aggiunge altri 140 MW. Per un installatore o un operatore di rete la conseguenza è netta: il segmento che si sblocca è quello degli immobili in locazione, con impianti medi da 25 kW, e la sua velocità dipende dal disegno congiunto di regole, incentivi e modelli di condivisione, non dalla disponibilità di tetto.

I due calendari fotografano l'asimmetria: la Svizzera misura il potenziale al 2050, l'Italia ha una scadenza operativa al 28 novembre 2026. Chi progetta una comunità energetica oggi deve saper lavorare su entrambi gli orizzonti.

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Agrivoltaico da record in Puglia: il permitting accelera, ma solo 1 mega-impianto su 13 è davvero operativo

Con il decreto firmato il 27 luglio 2026, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha rilasciato la valutazione di impatto ambientale positiva per l’impianto agrivoltaico “Spinazzola” da 599 MW di potenza. È il più grande progetto solare mai autorizzato in Italia sotto il profilo ambientale. Il dato però racconta solo metà della storia: oggi nel Paese esistono 13 iniziative fotovoltaiche sopra i 200 MW con VIA favorevole, ma soltanto una è entrata in esercizio. Il collo di bottiglia si è spostato dalle autorizzazioni alla fase realizzativa.

Un progetto ridimensionato del 10% in fase di valutazione

La società spagnola Solaria ha presentato l’istanza al Mase a dicembre 2024 per un impianto da 669,99 MW da realizzare nei comuni di Spinazzola e Minervino Murge, in provincia di Barletta-Andria-Trani. Durante l’esame, le osservazioni degli enti territoriali e della Soprintendenza del ministero della Cultura hanno portato a tre successivi tagli di potenza: prima a 630,11 MW, poi a 611 MW, infine ai 599 MW autorizzati. La riduzione complessiva è stata del 10%.

Il ministero della Cultura ha comunque espresso parere negativo, segnalando un “rischio archeologico alto” nell’area. Tutti gli enti territoriali coinvolti si sono opposti. Il Mase ha superato queste contrarietà vincolando il via libera a prescrizioni stringenti: stralcio di lotti e file di pannelli per creare corridoi ecologici, compensazioni pari ad almeno il 30% dell’area dei campi, una no-build zone attorno al Ponte 21 Archi, un progetto paesaggistico da rifare e obblighi di scavo archeologico preventivo.

Impianto agrivoltaico in Puglia con pannelli solari su campi di grano e ulivi, paesaggio mediterraneo
L'agrivoltaico combina pannelli solari e agricoltura: in Puglia il più grande progetto mai autorizzato in Italia attende di diventare operativo.

Il divario tra autorizzazioni e impianti operativi

I numeri del permitting solare italiano mostrano un’accelerazione marcata. Con Spinazzola salgono a 13 i progetti sopra 200 MW con VIA positiva. Eppure solo 1 è già in esercizio. Il rapporto è di 1 a 13: meno dell’8% dei mega-impianti autorizzati ha superato la fase di costruzione e allaccio.

Questo scarto segnala che il freno alla crescita della capacità rinnovabile non è più soltanto amministrativo. Superata la barriera della VIA, restano da affrontare i nodi delle aste, dei contratti di rete, della catena di fornitura e dell’accettazione territoriale nella fase di cantiere. Il caso Spinazzola, con il parere negativo unanime degli enti locali, mostra quanto il consenso resti fragile anche dopo il decreto ministeriale.

Che cosa significa per lo scenario energetico italiano

L’autorizzazione di un impianto da quasi 600 MW in Puglia conferma che la taglia media dei progetti continua a salire, spinta dalla necessità di raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e dalla maturazione della tecnologia agrivoltaica. Il combinato disposto tra la grande dimensione e le prescrizioni ambientali sta plasmando un modello di sviluppo in cui la superficie occupata è compensata da corridoi ecologici e aree di rinaturalizzazione.

Rimane aperta la questione della traduzione delle autorizzazioni in elettricità immessa in rete. Se il tasso di realizzazione dei grandi impianti resta basso, il contributo del fotovoltaico utility-scale al mix elettrico nazionale rischia di restare inferiore alle attese, spostando il peso della transizione sul segmento distribuito e sulle comunità energetiche. Il decreto su Spinazzola è un passo avanti nel permitting. Il vero test sarà il cronoprogramma dei cantieri.

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Dolomiti Energia sale a 29 MW fotovoltaici: l’acquisizione in Emilia-Romagna e il percorso verso i 60 MW del piano 2030

L’utility trentina mette a segno un’altra operazione nel fotovoltaico a terra, rilevando un progetto autorizzato da quasi 20 MWp su un ex sito estrattivo nel Reggiano. L’acquisto del 100% di NB7 Srl si inserisce in una fase di accelerazione delle rinnovabili italiane — la produzione solare ha toccato 26,3 TWh nel primo semestre 2026, +19,2% sullo stesso periodo del 2025 — e mostra come gli operatori stiano puntando sul recupero di aree già antropizzate per centrare gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030, sfruttando le finestre ancora aperte del Decreto FER 1.

L’operazione: 20 MW su cave dismesse, costruzione interna e tariffa ventennale

Dolomiti Energia ha perfezionato l’acquisizione dell’intero capitale di NB7 Srl da Development Italy Srl, società che fa capo al gruppo tedesco Steag Iqony. Con il passaggio di proprietà arriva in portafoglio il titolo autorizzativo per un impianto fotovoltaico nel Comune di Montecchio Emilia, in provincia di Reggio Emilia. La capacità autorizzata sfiora i 20 MWp e il progetto insiste su un’area precedentemente destinata ad attività estrattive, quindi su un sito già compromesso che non consuma nuovo suolo agricolo.

La società trentina gestirà internamente la costruzione, facendo leva sulle competenze sviluppate negli ultimi anni nella progettazione e realizzazione di impianti fotovoltaici. I lavori dovrebbero partire entro pochi mesi, con entrata in esercizio tra fine 2027 e inizio 2028. L’impianto beneficia della tariffa incentivante prevista dal Decreto FER 1 per 20 anni dall’avvio della produzione: un elemento che garantisce stabilità dei ricavi e sostenibilità dell’investimento nel lungo periodo.

Il portafoglio rinnovabili prende forma: da Epico Solar a Montecchio Emilia

A novembre 2025 Dolomiti Energia aveva rilevato il 75% di Epico Solar Development, incamerando 6,3 MW di impianti fotovoltaici già in esercizio e 3 MW di progetti autorizzati, con una pipeline che fissa un target di 60 MW al 2030. Sommando la nuova acquisizione, il perimetro autorizzato e operativo sale a oltre 29 MW complessivi, dei quali circa 23 MW devono ancora entrare in produzione.

Impianto fotovoltaico su ex cava riconvertita in Emilia-Romagna, pannelli solari a terra in filari geometrici sotto luce mattutina
I pannelli solari di un ex sito estrattivo riconvertito a produzione energetica nel Reggiano, cuore dell'espansione fotovoltaica di Dolomiti Energia.
VoceCapacità
Impianti in esercizio (Epico)6,3 MW
Progetti autorizzati (Epico)3 MW
Progetto Montecchio Emilia (NB7)~20 MWp
Totale in portafoglio (esercizio + autorizzato)~29,3 MW
Target piano 203060 MW

Il CEO Stefano Granella ha dichiarato che l’impianto di Montecchio Emilia «diventerà uno dei più importanti asset fotovoltaici operativi del gruppo», aggiungendo che l’operazione «conferma la volontà di crescere nelle rinnovabili con una visione industriale di lungo periodo, valorizzando siti già utilizzati in passato».

Cosa dice l’operazione sul mercato: aree dismesse, FER 1 e corsa al 2030

La scelta di un ex sito estrattivo non è casuale. In un 2026 in cui la produzione solare italiana ha raggiunto 26,3 TWh nel primo semestre con un balzo del 19,2% sullo stesso periodo del 2025, la disponibilità di terreni idonei e non agricoli è diventata una discriminante competitiva per gli sviluppatori. L’operazione Dolomiti Energia si allinea a una tendenza ormai strutturale: recuperare cave, discariche e aree industriali dismesse per installare nuova capacità senza scontrarsi con i vincoli territoriali e le moratorie che alcune Regioni hanno tentato di introdurre.

L’aggancio al FER 1 offre inoltre una copertura ventennale che mitiga il rischio prezzo, in una fase in cui l’elevata penetrazione di fotovoltaico ed eolico — insieme hanno coperto oltre il 25% della domanda elettrica nazionale nella prima metà del 2026 — inizia a comprimere i prezzi dell’energia nelle ore centrali della giornata. Per le utility integrate, assicurarsi una tariffa fissa su un progetto a basso impatto territoriale significa blindare parte dei ricavi mentre si scala la potenza installata.

Con 60 MW nel mirino al 2030, Dolomiti Energia si posiziona tra i player di medie dimensioni che stanno costruendo un portafoglio fotovoltaico partendo da acquisizioni mirate e autorizzazioni già in essere. La vera partita, ora, è la fase realizzativa: la capacità di convertire i progetti autorizzati in impianti operativi entro le scadenze del FER 1 sarà il banco di prova della strategia industriale del gruppo.

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