Permitting FER: via al portale per le rinnovabili sopra i 300 MW

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) ha istituito il portale digitale “Permitting FER” per gestire in modo centralizzato le autorizzazioni uniche (AU) statali per gli impianti a fonti rinnovabili di taglia superiore ai 300 MW, compresi interventi di repowering, riconversione e l’intero comparto offshore. L’obbligo scatta il 31 luglio 2026: da quella data tutte le nuove istanze dovranno essere presentate e gestite esclusivamente attraverso la piattaforma telematica, pena l’improcedibilità. L’obiettivo dichiarato è semplificare e velocizzare un passaggio autorizzativo che finora ha rappresentato uno dei colli di bottiglia più sentiti per accelerare la transizione energetica italiana.

Quali progetti passano obbligatoriamente dal portale?

Il perimetro della piattaforma è definito dal decreto direttoriale n. 181 del 21 luglio 2026 e dall’allegato C, sezione II, del d.lgs. 190/2024 (Testo unico FER). Rientrano tutti gli impianti a fonti rinnovabili soggetti ad autorizzazione unica di competenza statale. Nel dettaglio, la piattaforma copre i progetti onshore con potenza superiore a 300 MW, inclusi gli interventi di repowering e riconversione di impianti esistenti. Sul fronte offshore le interpretazioni divergono: secondo QualEnergia la piattaforma riguarda tutti i progetti in mare, senza soglia di potenza minima, mentre pv magazine Italia riporta il limite dei 300 MW anche per le installazioni offshore. La formulazione del decreto lascia spazio a entrambe le letture, ma in ogni caso l’obbligo digitale abbraccia l’intero segmento dei grandi impianti connessi alle procedure statali.

Sono invece esclusi dall’obbligo i procedimenti per cui sia stata già indetta la conferenza di servizi prima del 31 luglio 2026. Questi potranno proseguire con le modalità tradizionali senza transitare per il nuovo portale.

Tablet con interfaccia del portale Permitting FER per autorizzazioni uniche di impianti rinnovabili, grandi turbine eoliche offshore e pannelli solari sullo sfondo
Il portale Permitting FER centralizza e digitalizza le autorizzazioni uniche statali per i grandi impianti a fonti rinnovabili sopra i 300 MW.

Una spinta alla transizione: digitalizzazione e semplificazione

Il varo di Permitting FER arriva in un momento in cui la pipeline italiana dei grandi progetti rinnovabili – in particolare eolico offshore e fotovoltaico utility-scale – soffre di iter autorizzativi lunghi e frammentati. La centralizzazione in un’unica piattaforma digitale, accessibile dal sito istituzionale del Mase, punta a ridurre i passaggi tra enti e a rendere tracciabile l’intero procedimento. Pubbliche amministrazioni, enti e operatori dovranno interfacciarsi con un ambiente condiviso che sostituisce la molteplicità di canali cartacei e telematici finora utilizzati.

Anche il repowering e la riconversione degli impianti esistenti, insiemi chiave per aumentare la capacità installata senza consumare nuovo suolo, ottengono un trattamento integrato nella piattaforma. Questo è un segnale di attenzione verso uno strumento che gli sviluppatori considerano prioritario per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione.

L’efficacia concreta del portale dipenderà dalla capacità del Mase di gestire l’iter in parallelo tra i diversi soggetti coinvolti (regioni, autorità portuali, enti locali) e di evitare che il passaggio digitale replichi rigidità procedurali esistenti solo in forma elettronica. L’obbligo immediato per tutte le nuove istanze, senza eccezioni oltre alla deroga limitata alle conferenze di servizi già avviate, impone comunque agli operatori una scadenza ravvicinata per adeguare i propri flussi autorizzativi.

Con il 31 luglio 2026, il settore delle rinnovabili italiane tocca un nuovo snodo regolatorio: la digitalizzazione dell’autorizzazione unica per i grandi impianti non è più un’opzione ma un vincolo operativo. Per i promotori, l’integrazione rapida con il portale Permitting FER sarà il primo banco di prova della capacità del sistema-Paese di accelerare le grandi infrastrutture verdi.

Fonti

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