Riscaldamento a biomassa: 8,8 milioni di generatori, il 79% è obsoleto

Il problema del riscaldamento a biomassa in Italia non è quante stufe siano installate — 8,8 milioni, a fine 2024 — ma quante siano da sostituire. Il 79% del parco appartiene alle categorie più obsolete (2 stelle o non classificati) e genera da solo il 91% delle emissioni totali di PM10 del settore, stando al Rapporto Statistico AIEL 2025 pubblicato il 16 giugno 2026. I generatori moderni a 4-5 stelle dimostrano che la biomassa può essere pulita; il vero ostacolo è la velocità con cui vengono adottati.

Il parco per classificazione: quasi 7 milioni di impianti da rinnovare

Con 7.022.147 unità installate, i generatori a 2 stelle (inclusi quelli non classificati) dominano il parco italiano e producono 55.229 tonnellate di PM10 all'anno, il 91,2% del totale settoriale. Le 786.059 unità a 3 stelle contribuiscono per un ulteriore 4,7%. All'estremo opposto, i 139.081 impianti a 5 stelle emettono appena 243 tonnellate, lo 0,4%.

ClassificazioneUnità installatePM10 (tonnellate)Quota emissioni
2 stelle / non classificati7.022.14755.22991,2%
3 stelle786.0592.8314,7%
4 stelle936.5802.2233,7%
5 stelle139.0812430,4%

Turnover tecnologico: la leva che vale più dei nuovi standard emissivi

Sostituire gli impianti obsoleti porta risultati ambientali molto più rapidi dell'inasprire le norme sui nuovi apparecchi: questi ultimi rappresentano ancora una quota minoritaria del parco, mentre i generatori a 2 e 3 stelle concentrano da soli il 96% delle emissioni di PM10 del settore. "Inasprire ulteriormente i requisiti emissivi per i nuovi impianti non è la strada giusta, poiché incide su una quota ancora minoritaria del parco installato", dichiara Marco Bussone, presidente di AIEL. "I risultati più significativi si ottengono invece accelerando il turnover tecnologico degli impianti esistenti, intervenendo in particolare sulla sostituzione delle tecnologie più obsolete, in particolare a 2 e 3 stelle. È su questa parte di parco che si concentra la quasi totalità delle emissioni."

Riscaldamento a biomassa in Italia: 8,8 milioni di generatori, il 91% causa le emissioni
Antica caldaia industriale con finiture in ferro battuto e mattoni. Foto di Jan Wright su Pexels

L'asimmetria tra categorie emerge chiaramente dai dati: rapportando le emissioni al numero di unità, ogni generatore a 2 stelle emette in media circa 7,9 kg di PM10 all'anno (55.229 tonnellate divise per 7.022.147 unità), contro 1,7 kg di un impianto a 5 stelle (243 tonnellate divise per 139.081 unità) — un rapporto di circa 4,5 a 1. È questa forbice che spiega perché tra il 2017 e il 2024 le emissioni settoriali siano calate del 21% pur con il numero totale di generatori rimasto sostanzialmente stabile.

La sostituzione conviene anche sul portafoglio: i modelli a 4-5 stelle hanno rendimento energetico superiore e richiedono meno combustibile per riscaldare lo stesso ambiente — e pellet, legna e cippato restano già più economici dei combustibili fossili. Contributi come il Conto Termico riducono ulteriormente il costo di ingresso per chi sostituisce un vecchio impianto.

AIEL stima che, mantenendo l'attuale ritmo di rinnovo, le emissioni di PM10 caleranno di un ulteriore 18% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2024. L'associazione avverte però che l'evoluzione delle politiche nel biennio 2024-2025 rischia di rallentare il turnover e compromettere parte di quel potenziale.

La tecnologia per un parco biomassa a basse emissioni esiste già: ogni anno in cui una stufa a 2 stelle rimane in funzione è un anno in cui gli strumenti di incentivazione non hanno fatto il loro lavoro.

Fonti

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