Auto elettriche: l’Italia al bivio del 2035, 2,9 miliardi in gioco

Il 17 giugno 2026, Motus-E ha presentato a Roma il Libro Bianco sulla mobilità elettrica: l'analisi fissa in modo netto la posta in gioco. Se l'Italia imbocca il percorso corretto, nel 2035 il parco circolante elettrico e plug-in supererà gli 8 milioni di veicoli — dieci volte gli 830.000 attuali — riducendo le importazioni di petrolio fino a 41,5 milioni di barili all'anno, per un risparmio stimato tra 2,4 e 2,9 miliardi di euro. Il margine tra questi due estremi non dipende dal caso, ma da scelte legislative che si devono compiere adesso.

Due scenari, due traiettorie

Il Libro Bianco traccia uno scenario conservativo e uno scenario accelerato. Tra i due la differenza è di 1,4 milioni di veicoli e circa 31.000 punti di ricarica pubblica in più:

Scenario conservativoScenario accelerato
Veicoli elettrici (BEV)4,6 milioni6,8 milioni
Ibridi plug-in (PHEV)3,2 milioni2,4 milioni
Punti ricarica pubblici133.000164.000
Barili non importati/anno34,6 milioni41,5 milioni
Risparmio petrolifero annuo2,4 mld €2,9 mld €

Sottraendo i valori riportati da Rinnovabili.it, la differenza in barili tra i due scenari è di 6,9 milioni all'anno — che QualEnergia, nel suo teaser dello stesso studio, arrotonda a "circa 6 milioni": la discrepanza è marginale e deriva probabilmente da un perimetro di calcolo leggermente diverso.

Lo scenario conservativo assume assenza di incentivi statali per i veicoli leggeri, attivazione parziale dei fondi PNRR per la ricarica e quattro anni di ritardo rispetto alla media europea. Lo scenario accelerato ipotizza incentivi strutturali, un mandato 100% a zero emissioni per le flotte aziendali e piena disponibilità dei finanziamenti Ue.

Mobilità elettrica verso il 2035: il libro bianco sugli scenari e benefici economici
Connessione di ricarica per veicoli elettrici. Foto di Rathaphon Nanthapreecha su Pexels

Meno petrolio, più rinnovabili

Il maggiore parco circolante elettrico comporterà un incremento della domanda di elettricità tra 15,2 e 17,6 TWh: Motus-E lo considera compatibile con il sistema elettrico nazionale, con l'effetto aggiuntivo di stimolare la produzione da fonti rinnovabili.

Fabio Pressi, presidente di Motus-E, contestualizza nello scenario geopolitico: "La crisi in Medio Oriente e lo shock petrolifero che ne è conseguito hanno ricordato a tutti, se ce ne fosse ancora bisogno, l'urgenza di un approccio realmente strategico al tema della sicurezza energetica nazionale ed europea." La mobilità elettrica, aggiunge Pressi, "rappresenta una risorsa indispensabile per contribuire, insieme alle rinnovabili, a dare corpo in modo serio all'ambizione di una maggiore sovranità energetica nazionale."

I 14 miliardi europei: il banco di prova reale

L'Italia ha ottenuto da Bruxelles 14 miliardi di euro di flessibilità per accelerare la transizione energetica. Pressi chiede che siano sfruttati "in modo realmente utile per i cittadini e per il Paese", puntando al triplice obiettivo per cui sono stati stanziati: sicurezza energetica, elettrificazione dei consumi e riduzione della dipendenza dai combustibili fossili.

Con una quota BEV all'8% nel primo trimestre 2026 — contro il 20% medio europeo — l'Italia parte in netto svantaggio. La differenza tra i due scenari si costruisce esattamente sulle leve che mancano allo scenario conservativo: incentivi strutturali, mandati di flotta, fondi europei attivati per intero. Se quelle leve non vengono azionate nei prossimi anni, il 2035 arriverà nella versione più avara.

Fonti

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