RWE accende i primi 19,1 MW agrivoltaici in Campania: il modello che mancava alla transizione italiana

La transizione energetica italiana ha un nuovo banco di prova, e non è un parco eolico offshore né un maxi-impianto a terra. RWE ha messo in esercizio a Morcone e Acquafredda, in provincia di Benevento, i suoi primi due impianti agrivoltaici su scala commerciale nel mondo: 19,1 MW complessivi che combinano pannelli fotovoltaici su tracker sopraelevati e coltivazioni agricole tradizionali. Il dato non è solo industriale — è il segnale che l’agriPV può uscire dalla fase dimostrativa e diventare un tassello strutturale della capacità rinnovabile nazionale, in un paese dove la competizione per l’uso del suolo è da anni il freno più citato agli investimenti nel solare a terra.

Cosa cambia con i tracker a tre metri

Non si tratta di pannelli appoggiati al suolo con qualche pianta sotto. A Morcone (9,8 MW) e Acquafredda (9,3 MW) RWE ha installato circa 32.500 moduli solari montati su strutture tracker alte tre metri con asse mobile. La soluzione aumenta la produzione energetica perché i moduli seguono la traiettoria solare, ma soprattutto libera superficie agricola utile ben maggiore rispetto a un impianto fotovoltaico convenzionale.

Sotto i pannelli gli agricoltori locali coltivano erba medica, avena, fave, rosmarino, camomilla e altre erbe officinali. Le colture beneficiano della riduzione della radiazione solare nei mesi estivi, che attenua lo stress termico e il consumo idrico, mentre i moduli offrono protezione da grandine, gelo e piogge intense. L’attività agricola resta nelle mani dei proprietari dei terreni e degli agricoltori, responsabili della scelta colturale, della semina e della raccolta.

I due impianti campani, insieme, possono fornire energia elettrica a circa 13.000 famiglie. Ma la pipeline è già più ampia.

Una pipeline da 38,2 MW con pascolo ovino

RWE ha avviato la costruzione di altri quattro impianti agriPV-il-bioorto-di-alessandria-e-l-intesa/) per complessivi 38,2 MW. I progetti — Acquafredda 2 (11,7 MW) in Campania, Cave (9 MW) in Calabria, Enna (9,5 MW) e Carcitella (8 MW) in Sicilia — dovrebbero entrare in esercizio entro il 2026 e prevedono, oltre alle coltivazioni, anche il pascolo di ovini sotto i pannelli.

Pannelli fotovoltaici sopraelevati su tracker sopra coltivazioni di grano, impianto agrivoltaico su scala commerciale in Campania
I pannelli solari su tracker sopraelevati lasciano spazio alle coltivazioni sottostanti, modello agrivoltaico che unisce produzione energetica e agricoltura.

Per questi nuovi impianti sono previsti ulteriori 50.000 moduli fotovoltaici, che alimenteranno circa 20.000 famiglie aggiuntive.

Mettendo insieme i dati, l’agriPV rappresenterà a breve quasi un decimo della capacità gestita da RWE in Italia. La società opera oggi 17 parchi eolici onshore e i nuovi impianti fotovoltaici per un totale di 608 MW, sufficienti a coprire il fabbisogno di circa 500.000 famiglie. I 57,3 MW agrivoltaici tra impianti attivi e in costruzione pesano per circa il 9,4% di quel portafoglio — una quota destinata a salire se la strategia descritta da Paolo Raia, country chair di RWE Renewables Italia, troverà conferma nelle prossime fasi di sviluppo.

«L’Italia, con il suo clima soleggiato, è il contesto ideale per l’Agri-PV. Questa tecnologia avanzata ci permette di utilizzare in modo responsabile ed efficiente una risorsa preziosa come il suolo, combinando sulla stessa superficie due produzioni: quella agricola e quella di energia rinnovabile», ha dichiarato Raia, aggiungendo che i progetti campani sono «i primi su scala commerciale di RWE nel mondo».

Il monitoraggio scientifico come leva di credibilità

Un elemento che distingue i progetti di Morcone e Acquafredda è il programma di monitoraggio triennale avviato con il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Napoli Federico II (UNINA). Il team di ricerca valuterà l’impatto ambientale e agronomico su suolo, colture e servizi ecosistemici con misurazioni pre e post installazione che includono:

  • parametri agrometeorologici;
  • fertilità chimica e biologica del suolo (attività enzimatiche, diversità microbica, mesofauna);
  • stato ecofisiologico e resa delle colture;
  • comunità di impollinatori e vegetazione spontanea.

L’iniziativa rientra nell’impegno di RWE a raggiungere un impatto positivo netto sulla biodiversità entro il 2030. Per il settore, il coinvolgimento di un ente scientifico indipendente su un arco temporale di tre anni non è un dettaglio: è la condizione per produrre dati replicabili sull’efficacia dell’agriPV e per rispondere alle obiezioni di chi vede in questi impianti una minaccia alla produttività agricola.

Perché l’agriPV italiano interessa il mercato europeo

L’operazione di RWE si inserisce in un contesto in cui la pressione sugli obiettivi di capacità rinnovabile — e le resistenze locali agli impianti a terra — spingono verso soluzioni ibride. L’agrivoltaico avanzato con tracker sopraelevati risponde a un vincolo specifico del mercato italiano: un territorio con alta radiazione solare, poca disponibilità di aree dismesse e un settore agricolo che pesa politicamente su ogni decisione di uso del suolo.

RWE non è l’unico operatore a muoversi in questa direzione, ma il fatto che un utility tedesco con 608 MW già operativi in Italia scelga di fare dell’agriPV il proprio primo progetto fotovoltaico commerciale nel paese è un indicatore di maturità della tecnologia. Se i dati del monitoraggio UNINA confermeranno la compatibilità fra produzione energetica e resa agricola, l’agriPV potrebbe smarcarsi dalla nicchia e competere alla pari con altre fonti rinnovabili nella programmazione degli investimenti.

Fonti

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