Perovskite tripla giunzione al 27,3%: il balzo che cambia lo scenario competitivo del fotovoltaico

Il sistema energetico globale osserva con attenzione l’ultimo traguardo della ricerca fotovoltaica: una cella solare a tripla giunzione interamente in perovskite ha raggiunto in laboratorio un’efficienza di conversione del 27,3%, superando la soglia che separa la ricerca pura dalla prospettiva industriale. Il risultato, ottenuto da un team dell’Università di Potsdam e dell’Empa, lancia un segnale chiaro agli operatori del settore: la tecnologia perovskite multigiunzione sta colmando il divario prestazionale che l’ha tenuta ai margini del mercato, e lo fa con un’architettura che promette costi di processo inferiori rispetto alle alternative tandem perovskite-silicio.

Cosa rende questo 27,3% un punto di svolta per la filiera

Il progresso non risiede soltanto nel numero assoluto, ma nella strategia di ingegneria dell’interfaccia che lo ha reso possibile. I ricercatori hanno sostituito i tradizionali strati PEDOT:PSS con un doppio strato di ossido di grafene (GO) combinato con un monostrato autoassemblato (SAM) a base di MeO-2PACz. La modifica ha aggirato un collo di bottiglia noto agli sviluppatori: i SAM, pur garantendo tensioni a circuito aperto elevate, introducevano perdite di estrazione di carica legate alla migrazione ionica. L’ossido di grafene ha permesso una copertura più uniforme del SAM sul substrato di ossido di indio-stagno, riducendo i difetti all’interfaccia e migliorando l’orientamento cristallino della perovskite.

Il percorso di ottimizzazione parla da sé: l’efficienza è salita dal 23,6% al 25,1% con la sola integrazione del doppio strato GO/SAM, per toccare il 27,3% dopo la calibrazione del bandgap della sottocella centrale. L’incremento netto è di 3,7 punti percentuali (+15,7% relativo), un guadagno che gli autori attribuiscono alla riduzione dell’assorbimento parassita e a una raccolta fotonica più efficiente su tutto lo spettro. Per la filiera industriale, questo significa che il margine di miglioramento è ancora ampio e può essere ottenuto per via ingegneristica, senza la necessità di nuovi materiali.

Cella solare perovskite tripla giunzione con strati cristallini colorati in laboratorio di ricerca fotovoltaica
La perovskite tripla giunzione raggiunge il 27,3% di efficienza, avvicinando la tecnologia alla produzione industriale.

La stabilità operativa e il nodo della maturità industriale

Il dispositivo ha mantenuto il 90% dell’efficienza iniziale dopo 770 ore di illuminazione continua, superando le prestazioni dei riferimenti con PEDOT:PSS. È un dato che dialoga con gli standard di durata richiesti dal mercato, anche se il divario con le migliaia di ore dei test IEC per i moduli commerciali resta significativo.

I ricercatori sono espliciti: il lavoro «avvicina questa promettente tecnologia a livelli di maturità industriale più elevati». Non è ancora un annuncio di produzione, ma è la prima volta che una tripla giunzione interamente in perovskite mostra simultaneamente un’efficienza oltre il 27% e una stabilità misurata su centinaia di ore senza degradazione catastrofica. La roadmap indicata punta a superare il 30% intervenendo sulla resistenza al trasporto di carica e sull’allineamento dei livelli energetici, passaggi che appaiono più vicini all’ottimizzazione di processo che a una nuova scoperta scientifica.

Tre dinamiche che possono ridisegnare il mercato fotovoltaico

L’innovazione potrebbe innescare cambiamenti rilevanti per gli assetti attuali del settore solare:

  • Competizione con le tandem perovskite-silicio. Una tripla giunzione interamente in perovskite oltre il 27% riduce il vantaggio dei sistemi ibridi, con il beneficio di una catena produttiva potenzialmente più semplice e senza vincoli di approvvigionamento del silicio ad alta purezza. Se confermata su scala pilota, questa strada potrebbe modificare le strategie di investimento dei grandi produttori.
  • Spazio per miglioramenti a basso costo. L’ulteriore salto al 30% non richiederebbe nuovi materiali, ma solo raffinamenti dei contatti e della qualità cristallina: un percorso di ottimizzazione ingegneristica, non di scoperta scientifica. Questa caratteristica abbassa la barriera all’ingresso per i produttori che cercano di diversificare il portafoglio tecnologico.
  • Pressione sugli investimenti nel silicio cristallino. Se i tempi di trasferimento tecnologico si accorciano, i grandi impianti di produzione di moduli al silicio – molti dei quali devono ancora ammortizzare gli investimenti recenti – potrebbero trovarsi a competere con una tecnologia a più alta efficienza prima del previsto. È uno scenario che richiama l’attenzione di policy maker e operatori di rete sulla necessità di monitorare l’evoluzione tecnologica per non irrigidire le scelte infrastrutturali.

Queste valutazioni vanno lette con la cautela che si addice a un risultato di laboratorio: dalla cella al modulo commerciale passano anni e la resa su larga scala deve ancora essere dimostrata. Tuttavia, il messaggio per chi opera nel sistema energia è che il fotovoltaico di prossima generazione non è più una scommessa a lungo termine: sta entrando nella fase in cui i miglioramenti misurano il passo della competitività industriale e possono influenzare le traiettorie di decarbonizzazione del mix elettrico.

Fonti

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