Basilicata: compensazioni rinnovabili al 3% e fondo anti-bolletta

La Basilicata prova a scrivere una regola nuova per la convivenza tra rinnovabili e territorio. Il disegno di legge approvato dalla Giunta regionale il 24 luglio 2026 introduce compensazioni volontarie fino al 3% del valore della produzione energetica attesa per gli impianti eolici e fotovoltaici che impattano su più Comuni. Nessun obbligo, nessun nuovo freno burocratico: la leva è la moral suasion sugli operatori, in cambio di un Fondo regionale per tagliare le bollette e finanziare efficienza energetica. Una mossa che arriva poche settimane dopo che la Corte costituzionale, con la sentenza 144/2026, ha bocciato la moratoria sarda sugli impianti rinnovabili, chiarendo che le Regioni non possono bloccare le autorizzazioni. La Basilicata sceglie un’altra strada: non vieta, ma chiede.

Il meccanismo: accordi volontari, tetto del 3% e Fondo per l’energia sostenibile

Il provvedimento, illustrato dall’assessora all’Ambiente e alla Transizione energetica Laura Mongiello e dal presidente Vito Bardi, si applica agli impianti solari ed eolici di nuova realizzazione o sottoposti a potenziamento che generano un impatto sovracomunale. Le compensazioni saranno definite tramite accordi consensuali con gli operatori, perché un contributo obbligatorio sarebbe incompatibile con il quadro normativo nazionale. Il parametro di riferimento è il valore della produzione energetica attesa, con un limite massimo del 3%.

Le risorse confluiranno nel Fondo regionale per l’Energia Sostenibile, pensato per tre linee di intervento: riduzione dei costi delle bollette di famiglie e imprese, incentivi all’autoproduzione di energia e finanziamento di misure di efficienza energetica. La formula ricalca in parte il modello del bonus gas, già sperimentato nella stessa regione con le compensazioni petrolifere. Mongiello ha escluso nuovi passaggi autorizzativi: «Non introduciamo veti, non creiamo ostacoli burocratici e non rallentiamo i procedimenti autorizzativi. Garantiamo certezze agli investitori seri, ma tuteliamo rigorosamente il nostro territorio».

Un territorio già saturo di impianti: i numeri della Basilicata

La regione arriva a questa scelta con un parco rinnovabili già densissimo. Secondo i dati ripresi dall’editoriale di Basilicata24, in Basilicata si contano oggi oltre 1.500 installazioni eoliche, di cui circa 150 grandi parchi, e circa 2.700 impianti fotovoltaici tra agrivoltaici e installazioni industriali/commerciali, a cui si aggiungono 250 parchi fotovoltaici a terra di grande dimensione. La produzione eolica e solare supera già la capacità di assorbimento della rete locale. A questo si sommano circa 50 pozzi petroliferi (una trentina produttivi) e 40 pozzi di estrazione gas, oltre a due siti da bonificare per complessivi 4.000 ettari (Sin Tito e Val Basento).

Pannelli solari e pale eoliche sulle colline della Basilicata, compensazioni rinnovabili e paesaggio lucano
La Basilicata vara compensazioni volontarie fino al 3% per gli impianti rinnovabili e un fondo per tagliare le bollette.

Con questi numeri, il tema del repowering diventa centrale. La Regione stima che molti aerogeneratori installati oltre vent’anni fa siano oggi inefficienti o fuori produzione. Il disegno di legge guarda quindi anche alla sostituzione delle vecchie turbine con modelli più performanti e, in prospettiva, al riciclo dei componenti a fine vita, in particolare le pale in fibra di vetro. Bardi ha sintetizzato così la filosofia del provvedimento: «Non siamo più soltanto una Regione che produce energia, diventiamo la prima Regione in Italia che pone il tema di trovare un equilibrio con gli interessi territoriali».

Lo scenario: dopo la sentenza sarda, la via lucana alla moral suasion

La cornice giuridica entro cui si muove il ddl lucano è segnata dalla sentenza 144/2026 della Corte costituzionale, che ha annullato la legge sarda n. 31/2025. Quella norma sospendeva per 90 giorni tutti i procedimenti autorizzativi e designava intere porzioni di territorio come aree non idonee. La Consulta ha stabilito che le Regioni non possono introdurre divieti assoluti né interrompere il flusso autorizzativo. La Basilicata ha preso atto del vincolo e ha costruito un’architettura che non tocca le autorizzazioni, ma agisce sul piano della contrattazione volontaria con gli investitori.

L’assessora Mongiello ha parlato di una norma che «ridefinisce le regole del gioco» su eolico e solare, trasformando l’impatto paesaggistico in un’opportunità di sostegno economico diretto. Il vicepresidente Pasquale Pepe ha aggiunto che «la Basilicata contribuisce in maniera determinante alla produzione di energia eolica e solare e non può rimanere priva delle opportunità generate dagli insediamenti presenti sul territorio». Il messaggio agli operatori è trasparente: chi vuole investire in Basilicata è tenuto a lasciare una parte del valore generato alle comunità locali.

Questa impostazione disegna un possibile modello per altre Regioni con forte presenza di rinnovabili: né moratorie né veti, ma un sistema di compensazioni volontarie agganciate a un fondo vincolato a interventi sociali ed energetici. L’efficacia dipenderà dalla capacità della Regione di ottenere adesioni su base negoziale, senza poter contare su un obbligo di legge. Il banco di prova sarà il passaggio in Consiglio regionale e, subito dopo, la risposta dei primi operatori chiamati a sedersi al tavolo.

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