La possibilità di costruire e mettere in esercizio un grande sistema di accumulo per lotti successivi, introdotta da Terna con l’aggiornamento delle FAQ del 7 luglio 2026, arricchisce la cassetta degli attrezzi del sistema elettrico italiano. Per il gestore di rete, la modularità si traduce in una capacità di stoccaggio che entra in funzione in modo progressivo, riducendo i rischi di concentrazione dell’offerta e allineando meglio la nuova potenza ai reali ritmi della filiera industriale.
Lo “spezzatino” normativo: moduli indipendenti in parallelo sulla rete
I nuovi paragrafi (2.9, 3.1 e 3.2)[^1] delle FAQ recepiscono la disciplina del DM Mase del 27 marzo 2026 e consentono di articolare un sistema di stoccaggio (SdS) in due o più unità di produzione (UP), ciascuna con una propria data di entrata in esercizio. In concreto, un parco batterie da 100 MW può essere progettato in moduli da 25 MW, collaudati e allacciati man mano che i lotti vengono completati, senza attendere il fine lavori dell’intero impianto.
La logica è industriale prima ancora che regolatoria. I tempi di fornitura delle celle, la cantierizzazione e le connessioni alla rete procedono spesso a velocità diverse tra le sezioni di uno stesso sito. La novità consente quindi di sincronizzare l’avvio della capacità con la reale disponibilità di componenti e infrastrutture, un aspetto cruciale in un mercato in cui la domanda europea di sistemi stazionari è attesa passare dai 36 GWh del 2025 ai 138 GWh del 2030, secondo le stime di settore citate dagli operatori.
Obblighi contrattuali: la verifica resta sull’impianto intero
La flessibilità costruttiva non si estende agli impegni verso il gestore di rete. Terna ha precisato che gli obblighi contrattuali – disponibilità, tempi di risposta, capacità effettiva – continuano a essere valutati sul SdS nella sua interezza, indipendentemente dall’articolazione in più UP. La performance promessa in sede di asta va quindi garantita sull’aggregato, a tutela della programmabilità della risorsa per il bilanciamento del sistema.
In parallelo, il chiarimento introduce un vincolo procedurale rilevante: chi ha già presentato una domanda di ammissione valida per il periodo di consegna 2028 deve presentarne una nuova per il 2029, proprio perché la disciplina è stata aggiornata.
La gigafactory di Brindisi e la corsa europea dell’accumulo
La novità normativa si inserisce in una fase di accelerazione della filiera. Il 6 luglio 2026 è stato avviato il cantiere della gigafactory Eni di Brindisi, un segnale concreto della capacità produttiva che si va costruendo in Italia. Sul fronte europeo, la crescita attesa della domanda di batterie stazionarie disegna uno scenario in cui la possibilità di mettere in esercizio moduli senza aspettare il completamento dell’intero progetto accorcia il ciclo del capitale e può migliorare la bancabilità degli investimenti.
Il MACSE si conferma così uno strumento in evoluzione, che prova a tenere il passo con la velocità della filiera. Il chiarimento di Terna non modifica l’architettura dell’incentivo, ma affina uno snodo operativo decisivo: quello tra il cantiere e la rete, offrendo al sistema una curva di capacità disponibile più prevedibile e distribuita nel tempo.
[^1]: pv magazine riporta i paragrafi come 2.9, 3.1 e 3.2, mentre QualEnergia li identifica come 2.8, 3.1 e 3.2. Il testo segue la versione di pv magazine.