Categoria: Eolico

Eolico offshore: la revisione del Fer 2 punta a due tariffe e tempi più lunghi

La partita sul decreto Fer 2 si gioca quasi tutta sull’eolico offshore. Dei 4.590 MW che il meccanismo intende sostenere, 3.800 MW (l’82,79%) sono destinati proprio alle turbine in mare: un volume che da solo supera il target PNIEC di 2.100 MW al 2030. Dopo mesi di stallo, la Direzione mercati e infrastrutture energetiche del MASE si prepara a consegnare al ministro Pichetto la proposta di modifica “nelle prossime settimane”.

Il nodo da sciogliere è duplice: pochi progetti autorizzati e una tariffa unica giudicata insufficiente a coprire i costi, specie per le piattaforme galleggianti. La revisione in cantiere interviene su entrambi i fronti.

Due contingenti separati e tariffe differenziate

La struttura pensata dal Ministero prevede due contingenti ridimensionati, calibrati sui progetti che possono realisticamente partecipare alle aste, e tariffe di riferimento separate: 185 euro/MWh per l’eolico galleggiante e circa 160 euro/MWh per quello a fondamenta fisse. Questi valori non subirebbero la riduzione annuale del 3% applicata alle altre tecnologie.

La tariffa per il galleggiante, però, resta un punto critico. Per alleggerire i costi degli operatori il MASE valuta di trasferire a Terna le opere di connessione, sulla scorta di quanto già avviene in Germania. È un intervento che sposterebbe una voce di spesa rilevante fuori dal perimetro dell’investimento, ma il cui impatto finale dipenderà dalla copertura (oneri generali di sistema o altra fonte).

Revisione Fer 2, ultimi ritocchi per l'eolico offshore
Turbine eoliche offshore generano energia pulita in mare. Foto di gong qianlan su Pexels

Sul tavolo ci sono anche l’indicizzazione all’inflazione della tariffa e l’allungamento da 43 a 72 mesi dei termini per l’entrata in esercizio, insieme a clausole di flessibilità lungo l’avanzamento lavori.

Tempistiche e scenario di mercato

Oggi il decreto Fer 2 ha attivato aste solo per biomasse, biogas, geotermico a emissioni nulle e fotovoltaico galleggiante su acque interne. L’eolico offshore, nonostante il peso preponderante, è rimasto bloccato dalla combinazione di pochi progetti con autorizzazione completa – requisito necessario per competere – e una tariffa giudicata inadatta dagli sviluppatori.

Lo scenario complessivo dà la misura del potenziale inespresso. L’analisi Terna-Snam 2024 stima per il 2040 circa 15 GW di eolico offshore installabili in acque italiane; uno studio del Politecnico di Torino indica un potenziale di 207,3 GW per le sole turbine galleggianti. Numeri che fanno apparire i 3.800 MW del Fer 2 come una prima tranche, ma decisiva per far decollare la filiera.

Un passaggio obbligato per il sistema elettrico

Considerando che il contingente eolico offshore rappresenta oltre quattro quinti dell’intero meccanismo Fer 2, la revisione non è un dettaglio tecnico: è il vero banco di prova dell’efficacia dello strumento. Senza regole adeguate, il decreto rischiava di restare in gran parte inattuato proprio sulla tecnologia con il maggior contributo atteso. Le modifiche in arrivo mirano a riallineare incentivi e realtà progettuale – ma il testo dovrà superare il vaglio della Commissione europea sugli aiuti di Stato. Se la proposta arriverà a Bruxelles entro la fine dell’estate, come ipotizzato, si aprirà una finestra concreta per sbloccare investimenti fermi da mesi.

Fonti

Repowering eolico: Edison accelera la transizione, l’Abruzzo diventa il modello per il sistema elettrico italiano

Il repowering eolico non è una promessa futura: è già il motore principale della crescita rinnovabile italiana. Edison ha completato il rifacimento di tutti e nove gli impianti eolici in Abruzzo con un investimento di oltre 200 milioni di euro, portando la capacità installata da 114 a 186 MW. I numeri del progetto dicono molto più di un singolo intervento aziendale: tracciano la rotta per un sistema elettrico che al 2030 deve raggiungere 26 GW di eolico installato, e lo fanno mostrando che la strada più rapida non è occupare nuovo suolo, ma ricostruire dove le pale ci sono già.

Quanto vale il repowering per gli obiettivi italiani al 2030?

Gli impianti eolici italiani candidati al rinnovo coprono quasi metà della potenza installata nel Paese: circa 6 GW su un totale di 13,5 GW. Il dato, ripreso da più fonti di settore, assume un rilievo strategico se incrociato con l’incremento medio di potenza registrato nei progetti in autorizzazione: +124%. Il calcolo è immediato: il solo ammodernamento del parco esistente può generare oltre 13 GW di nuova capacità rinnovabile, coprendo tra il 60 e il 70% dell’obiettivo PNIEC al 2030.

Tradotto in termini di sistema: senza repowering, i target di decarbonizzazione restano sulla carta. Con il repowering, quasi due terzi della nuova capacità eolica necessaria può arrivare da siti già infrastrutturati, connessi alla rete e accettati dai territori. L’Abruzzo ne è la prova sul campo.

Il caso abruzzese: -73% di aerogeneratori, produzione moltiplicata per 2,5

L’intervento Edison, realizzato in due fasi tra il 2019-2021 e il 2025-2026, ha sostituito 173 vecchie turbine con 47 aerogeneratori di ultima generazione. Risultato: una riduzione del 73% del numero di pale sui crinali montani e un incremento della produzione rinnovabile di 2,5 volte, fino a 355 GWh all’anno.

Questo volume di energia copre il fabbisogno di oltre 131 mila famiglie ed evita l’emissione di 148.000 tonnellate di CO₂ l’anno. Con i nuovi impianti, Edison controlla ora il 61% della produzione eolica regionale abruzzese, diventando il primo operatore del territorio.

«Il completamento del programma di repowering in Abruzzo segna una tappa strategica nel percorso di crescita di Edison nelle fonti rinnovabili in Italia», ha dichiarato Nicola Monti, amministratore delegato di Edison. «Interventi come questo dimostrano concretamente come la transizione energetica possa coniugare innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e sviluppo economico locale».

Moderne pale eoliche su colline verdi all'alba, impianti di repowering per l'energia rinnovabile e la transizione elettrica italiana
Il repowering eolico in Abruzzo diventa il modello per la crescita rinnovabile italiana, con turbine moderne che sostituiscono gli impianti esistenti.

Fabio Lamioni, AD di Edison Rinnovabili, ha rivendicato il ruolo pionieristico del gruppo: «Siamo stati i primi in Italia nelle integrali ricostruzioni dei parchi eolici, avviando questo percorso quasi dieci anni fa. Oggi l’Abruzzo è la regione nella quale abbiamo portato a termine il più vasto intervento di integrali ricostruzioni».

Connessioni e reti: il collo di bottiglia che frena il potenziale

Nonostante i numeri positivi, resta un ostacolo strutturale. Il rapporto di QualEnergia pubblicato oggi segnala che connessioni e rinforzi di rete sono il freno principale ai progetti di repowering. Il paradosso è evidente: anche dove gli iter autorizzativi si concludono, la capacità di immettere in rete la nuova potenza generata dipende da infrastrutture di trasmissione spesso sature o non adeguate.

Per un operatore di rete, il messaggio è chiaro: il repowering concentra più capacità su nodi già attivi. Se da un lato questo riduce la necessità di nuove linee rispetto a greenfield distanti, dall’altro rischia di saturare rapidamente i punti di connessione esistenti se non accompagnato da adeguamenti pianificati.

L’indotto industriale: oltre 400 persone e una filiera che si struttura

L’impatto occupazionale del progetto Edison è quantificabile: nel periodo di cantiere sono state coinvolte oltre 400 persone, con un effetto a cascata sulla professionalizzazione delle imprese locali. Piccole cooperative sono diventate società a responsabilità limitata con decine di dipendenti; la continuità lavorativa garantita dalla manutenzione e dai cantieri ha strutturato una filiera che abbraccia trasporti, ricettività, ristorazione e officine meccaniche.

Lamioni ha confermato che il modello sarà esteso: «Intendiamo continuare ad estendere questo approccio anche ad altri impianti del gruppo, a partire dalla Campania». La dichiarazione segnala che l’investimento abruzzese non è un punto di arrivo, ma un format replicabile.

Cosa significa per il sistema elettrico italiano

La strategia Edison è allineata agli obiettivi di decarbonizzazione del gruppo: entro il 2030 la capacità rinnovabile installata deve salire da 2,3 GW a 4 GW, coprendo il 40% del mix di generazione elettrica. L’intensità emissiva target è fissata tra 200 e 210 gCO₂/kWh (nel 2025 era a 278 gCO₂/kWh).

Se si considera che il solo parco eolico italiano conta circa 6 GW candidati al rinnovo, il progetto abruzzese funziona da benchmark: meno pale, più potenza, stessa rete (in teoria), costi certi. Per un decisore pubblico o un operatore di sistema, la domanda non è più se puntare sul repowering, ma come rimuovere i colli di bottiglia nelle connessioni per non sprecare il potenziale già disponibile.

Fonti