L’esito del bando per fotovoltaico e termo-fotovoltaico in autoconsumo nelle imprese del Mezzogiorno consegna un dato che pesa più della cifra richiesta: 203 milioni di euro della dotazione complessiva restano inutilizzati. È un termometro della distanza che separa gli strumenti di policy dalla capacità reale del tessuto produttivo meridionale di assorbirli, e riapre la discussione su progettazione, accompagnamento e taglio degli incentivi nella transizione energetica del Sud.
Cosa finanzia il bando e chi poteva partecipare
La misura, finanziata con risorse del PN RIC 2021-2027 e gestita dal Gestore dei servizi energetici (GSE), copre la nuova realizzazione o il potenziamento di impianti fotovoltaici e termo-fotovoltaici destinati all’autoconsumo, con potenza compresa tra 10 kW e 1 MW. I contributi variano per tecnologia e dimensione aziendale: dal 38% al 58% per il fotovoltaico, dal 43% al 63% per il termo-fotovoltaico e dal 28% al 48% per i sistemi di accumulo BESS.
Il bando era stato approvato a ottobre 2025 e la scadenza, fissata inizialmente al 3 marzo 2026, è stata prorogata al 3 luglio 2026 proprio «per consentire una più ampia partecipazione delle imprese e favorire la completa allocazione delle risorse».
566 domande, 59 milioni: la risposta del territorio
A termine scaduto, il decreto 239/2026 del Mase dell’8 luglio ha cristallizzato il quadro: 566 istanze validamente trasmesse, per un importo complessivo di circa 59,1 milioni di euro. La dotazione complessiva ammontava a 262 milioni. A spanne, significa che è stato intercettato meno di un quarto dei fondi disponibili (22,6%). Nessuna domanda è stata esclusa per esaurimento risorse.
Il singolo contributo più alto, 30.021.600 euro, è stato richiesto dalla pugliese MI.LO. Srl — una cifra che da sola vale più della metà dell’intera somma domandata da tutte le imprese partecipanti. Il punteggio più elevato è andato alla catanese SGM Impianti Srl. L’istruttoria del GSE seguirà l’ordine di graduatoria e potrà richiedere integrazioni documentali entro 30 giorni ai proponenti.
Cosa dice al settore il «non richiesto»
Il numero secco — 203 milioni fermi — non è neutro. Segnala un problema di capacità progettuale e organizzativa delle imprese meridionali nell’accesso agli strumenti agevolativi, malgrado percentuali di contributo arrivino fino al 63%. Non ci sono ancora indicazioni ufficiali su dove verranno dirottate le somme non assegnate, ma in assenza di un riassorbimento rapido il bando rischia di diventare l’ennesima occasione colta solo in parte.
Per un sistema elettrico che punta a integrare quote crescenti di generazione distribuita, un’adesione così contenuta non è soltanto un dato amministrativo: è un indizio di domanda industriale debole proprio là dove l’autoconsumo potrebbe abbattere costi energetici e pressione sulla rete. Il bando non chiude una storia, apre un’inchiesta sulle ragioni del disallineamento.

