A pochi giorni dalle prime indiscrezioni su un’apertura dell’albo FER X definitivo già ad agosto, il Ministero mette a punto l’ultimo tassello del regime transitorio. Con il decreto n. 68 del 10 luglio 2026, la Direzione Generale Mercati ed Infrastrutture Energetiche ha perfezionato il modello di garanzia per la rinuncia: l’intervento dà agli sviluppatori una cornice più nitida sui costi del recesso, proprio mentre l’attenzione del settore si sta già spostando sulle prime aste competitive del meccanismo strutturale.
Come funziona la riduzione progressiva della garanzia
ll cuore della modifica sta nella determinazione automatica degli importi. Il nuovo testo prevede che la garanzia si riduca di una quota fissa annua pari al 10% dell’importo originario, fino a un massimo di dieci riduzioni annuali. È un automatismo che elimina margini di incertezza interpretativa e scandisce in modo lineare l’esposizione finanziaria di chi sceglie di uscire dal regime prima della scadenza dei vent’anni di incentivazione.
L’aggiornamento integra anche i riferimenti alle disposizioni del Codice civile nell’appendice al contratto autonomo di garanzia, coprendo il pagamento del corrispettivo dovuto in caso di recesso. Un ritocco tecnico che completa l’architettura contrattuale del periodo transitorio.
Cosa cambia per la gestione dei progetti già in graduatoria
Le regole operative già consegnavano agli sviluppatori un cronoprogramma rigido con penalità crescenti: 36 mesi per entrare in esercizio, taglio dello 0,2% del prezzo di aggiudicazione al mese per i primi nove mesi di ritardo, dello 0,5% per i sei mesi successivi, e decadenza della graduatoria oltre i 15 mesi con escussione della garanzia definitiva. Dentro questo quadro, la nuova calibrazione del recesso assume un valore strategico.
Per chi governa portafogli di progetti aggiudicatari e deve fare i conti con colli di bottiglia autorizzativi o tensioni sui costi delle tecnologie, avere una garanzia che si deprezza in modo lineare e prevedibile significa poter modulare il rischio reale di ogni possibile rinuncia. Non cambia la sostanza degli obblighi, ma rende l’analisi costi-benefici di un’uscita dal regime molto più trasparente.
Il cantiere normativo in attesa del Fer X definitivo
La correzione arriva in un momento in cui il sistema delle rinnovabili italiane è sospeso tra due regimi. Come abbiamo riportato nelle scorse settimane, il 18 giugno 2026 è arrivata la firma del ministro Pichetto sul decreto Fer X, e ora indiscrezioni non confermate parlano di un’apertura delle prequalifiche per l’albo del definitivo già entro agosto. Il perfezionamento del modello di garanzia del transitorio appare come un classico «chiudere le pratiche di casa» prima di voltare pagina: si blinda la gestione del contingente che ha già partecipato alle procedure, si completa la cassetta degli attrezzi contrattuali e si liberano le risorse tecniche per concentrarsi sul meccanismo che dovrà traghettare il Paese verso la nuova stagione di aste competitive.
La calibrazione delle clausole di uscita non è soltanto una messa a punto tecnica: in un passaggio così ravvicinato tra regime ponte e meccanismo strutturale, offrire agli operatori un percorso di recesso graduale e prevedibile significa consolidare la fiducia nelle regole del gioco, riducendo il rischio di stalli e contenziosi che potrebbero frenare proprio la partenza del definitivo.