Il 23 luglio 2026 il nuovo report trimestrale di Motus‑E fissa a 84.564 i punti di ricarica pubblici installati in Italia, con un balzo di 17.003 unità in dodici mesi e un trimestre aprile‑giugno da 6.311 nuove colonnine, il ritmo più sostenuto mai registrato. La spinta del PNRR e l’accelerazione sulle ricariche veloci stanno disegnando un’infrastruttura più densa, ma il vero banco di prova per il sistema energetico nazionale sono i costi dell’elettricità e i tempi di allaccio alla rete: temi che oggi pesano più della semplice conta delle colonnine.
Alta potenza e connessioni: il doppio binario della rete
Negli ultimi dodici mesi il 53 % delle nuove installazioni è stato di tipo ad alta o altissima potenza (nel 2025 la quota era del 50 %). Sulle autostrade i punti di ricarica hanno raggiunto quota 1.516 (erano 1.159 a giugno 2025 e 963 a giugno 2024): l’86 % di queste stazioni opera in corrente continua e il 59 % supera i 150 kW. Oltre la metà delle aree di servizio è oggi attrezzata, ma resta insufficiente a garantire una copertura omogenea – un freno concreto per la logistica elettrica e il trasporto pesante, che hanno bisogno di potenze elevate e tempi certi.
Il gap tra installazione e connessione alla rete elettrica si è ridotto dal 14,9 % medio del 2025 al 12,3 % attuale. Un miglioramento, ma ancora oltre un decimo delle colonnine fisicamente posate resta spento in attesa di autorizzazioni. Tradotto in numeri: quasi 10.400 punti installati e non ancora operativi (il 12,3 % di 84.564), un costo‑opportunità che frena gli operatori e rallenta la disponibilità reale del servizio.
La geografia della ricarica: la Lombardia traina, ma il divario frena la coesione energetica
La Lombardia domina con 18.177 punti, seguita da Piemonte (9.003), Veneto (8.122), Lazio (7.864) ed Emilia‑Romagna (6.713). A livello provinciale Milano è prima con 7.423 punti, davanti a Roma (6.109), Torino (4.498), Napoli (3.470) e Brescia (2.489). La concentrazione è marcata: le prime due regioni assorbono quasi un terzo dell’infrastruttura nazionale. La disparità territoriale non è solo un dato statistico, ma un segnale di come la transizione energetica nella mobilità proceda a velocità diverse, con implicazioni dirette sulla capacità delle aree meno coperte di attrarre investimenti e di partecipare alla decarbonizzazione dei trasporti.
La partita dei costi: allineamento UE e fiscalità delle flotte
«La rete non può continuare a crescere da sola – ha dichiarato Fabio Pressi, Presidente di Motus‑E – e non è più rinviabile un’azione decisa per colmare il ritardo italiano nella diffusione dei veicoli elettrici. La priorità è una profonda revisione della fiscalità sulle flotte aziendali, che potrebbe essere finanziata anche attraverso una parte delle risorse rese disponibili dalla clausola nazionale di salvaguardia prevista da Bruxelles per gli interventi di sicurezza energetica».
Il manifesto “Ricaricare l’Italia”, promosso dall’associazione, individua altre leve decisive per il sistema energetico: riduzione e allineamento dei costi dell’elettricità agli standard europei, connessioni alla rete più rapide e recepimento della RED III, la direttiva che spinge sull’integrazione delle rinnovabili. Senza un costo dell’energia competitivo, la convenienza del veicolo elettrico rispetto ai combustibili fossili rischia di restare sulla carta, frenando proprio quella domanda che potrebbe assorbire la potenza di ricarica già installata.
Cosa dicono i numeri: la crescita record e i colli di bottiglia
L’aumento di 17.003 punti in un anno equivale a un incremento del 25,2 % (considerando i 67.561 punti esistenti a fine giugno 2025). Di questi nuovi punti, circa 9.012 sono ad alta o altissima potenza (il 53 %). Sono cifre che raccontano un’infrastruttura che corre, ma anche un’industria che sconta procedure di autorizzazione ancora troppo lunghe: il gap di connessione cala di soli 2,6 punti percentuali in un anno, mostrando che il collo di bottiglia non si sta sciogliendo con la stessa rapidità con cui si piantano le colonnine.
Il punto non è più soltanto quanti punti di ricarica accendiamo, ma a quali condizioni il sistema elettrico riesce a servire una mobilità di massa. Con quasi metà delle aree di servizio autostradali ancora sguarnite e un costo dell’energia fuori linea con la media europea, la prossima partita si gioca sull’integrazione tra politiche industriali, regolazione di rete e strumenti fiscali. La rete fisica c’è ed è in forte espansione; adesso serve un quadro di sistema che la renda economicamente sostenibile per chi la gestisce e conveniente per chi la usa.
Fonti
- Colonnine di ricarica in Italia: sfiorata quota 85.000
- Canaleenergia.com
- Quattroruote.it
- Vadoetornoweb.com
