Il mercato europeo delle quote di CO2 non si tocca, ma la sua volatilità sì. I leader dei 27 Stati membri riuniti a Bruxelles il 15 e 16 ottobre 2026 hanno respinto la sospensione dell'ETS e non hanno deciso alcun rinvio dell'ETS 2, il sistema separato che dal 2028 dovrà coprire anche edifici e trasporti stradali. Per il settore energia significa che il segnale di prezzo del carbonio resta il pilastro della decarbonizzazione industriale, mentre la partita sui costi si sposta sulla revisione legislativa in corso.
L'ETS resta in piedi: no alla sospensione, sì alla revisione
Le conclusioni ufficiali del Consiglio europeo confermano l'ETS come strumento centrale della transizione climatica ed energetica. Il punto 11 del documento ribadisce "la necessità di garantire con urgenza un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile", riducendo la volatilità del prezzo del carbonio e proteggendo dalla rilocalizzazione delle emissioni. Non è passata la linea di chi voleva sospendere o riformare radicalmente il sistema: una richiesta avanzata più volte dall'Italia, anche su spinta di Confindustria, e sostenuta dai governi dell'Europa centro-orientale. Sul fronte opposto, Spagna, Paesi Bassi e diversi Paesi nordici difendono l'ETS come leva per ridurre la dipendenza dai fossili e incentivare la decarbonizzazione industriale.
Mercato CO2: la riserva stabilizzatrice è il vero nodo
Il compromesso passa dalla Market Stability Reserve (Msr), il meccanismo che regola l'offerta di quote. Il Consiglio Ue ha definito la sua posizione negoziale il 23 settembre 2026: sospendere fino alla fine del 2030 l'invalidazione automatica delle quote che eccedono la soglia di 400 milioni, per poi introdurre dal 1° gennaio 2031 una soglia più alta, pari a 800 milioni. Il Parlamento europeo propone invece una soglia di 650 milioni.
| Soglia di invalidazione | Proponente | Effetto atteso sui prezzi |
|---|---|---|
| 400 milioni (attuale) | Regole vigenti | Riferimento di partenza |
Rispetto allo scenario attuale, la soglia da 800 milioni prevista dal Consiglio è pari al doppio di quella vigente: fino a 400 milioni di quote in più resterebbero nel sistema invece di essere cancellate. A parità di domanda, offerta e politiche climatiche, questo potrebbe favorire prezzi della CO2 relativamente più bassi.
ETS 2: sei Paesi chiedono il rinvio al 2030
Sul sistema separato per distributori di combustibili fossili non è stato deciso alcun rinvio della piena operatività, prevista nel 2028. Italia, Grecia, Polonia, Cechia, Ungheria e Slovacchia hanno intenzione di presentare una petizione per posticiparla almeno fino al 2030, citando l'impennata dei costi energetici e le differenze dei prezzi dell'elettricità tra Stati membri. Bruxelles ha già respinto la richiesta, ricordando che il sistema è già stato prorogato una volta e che il quadro legislativo è definito. Il Consiglio ha comunque invitato la Commissione "ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell'Ets 2, in particolare la sua concezione e le sue garanzie".
Il Primo Ministro greco Kyriakos Mitsotakis ha detto ai leader che la bozza delle conclusioni del summit, nella loro forma attuale, non affronta in modo sufficiente l'impennata dei prezzi energetici e che "le conclusioni non riflettono l'urgenza della crisi energetica", chiedendo "maggiore flessibilità all'interno dell'involucro fiscale esistente" per misure temporanee a famiglie e imprese vulnerabili. Sull'ETS ha aggiunto che il sistema "non può funzionare come se il mondo non fosse cambiato dall'adozione dell'ETS" e che "senza una revisione sostanziale, rischiamo la deindustrializzazione dell'Europa".
Cosa cambia per il settore: decisioni rinviate, costi sul tavolo
Il vertice non ha sciolto il nodo tra decarbonizzazione e competitività industriale. Le conclusioni sulla crisi energetica restano generiche: invitano Bruxelles a "prendere in esame e proporre ulteriori misure, se necessario, per far fronte all'impennata dei prezzi dell'energia nel breve periodo". Nessuna misura immediata sui prezzi all'ingrosso.
Per gli operatori, la conferma dell'ETS significa che il costo delle emissioni continuerà a entrare nel conto economico di migliaia di impianti industriali ed elettrici, oltre ai settori aereo e marittimo. La proposta del Consiglio di alzare la soglia di invalidazione a 800 milioni dal 2031 introduce però un cuscinetto che potrebbe tradursi in prezzi della CO2 più contenuti rispetto allo scenario attuale. Una lettura possibile è che il vero test sia il trilogo sulla Msr, dove Consiglio, Parlamento e Commissione esprimono tre posizioni differenti.
Sul piano industriale, la transizione indicata dai leader resta affidata a elettrificazione dei consumi, rinnovabili, reti elettriche, accumuli ed efficienza energetica. Nessuno di questi strumenti è nuovo e il vertice non ha aggiunto leve operative. Per chi investe in asset energivori, la variabile chiave sembra non essere più il "se" dell'ETS, ma il "come" della sua revisione.