L'agrivoltaico italiano si struttura in modelli replicabili e accordi istituzionali: a Serralunga di Crea, in provincia di Alessandria, è stato inaugurato il primo BioOrto ElettroAttivo d'Italia, mentre a Roma Acea e il Vaticano hanno formalizzato il protocollo per l'impianto di Santa Maria di Galeria. Entrambe le iniziative abbandonano la logica del pannello-su-campo per puntare a una progettazione integrata dove energia, suolo e coltivazioni coesistono. Il settore — che coinvolge ora università, multiutility e Santa Sede — ha smesso di essere una nicchia.
Il primo BioOrto ElettroAttivo d'Italia a Serralunga di Crea
L'impianto pilota, sviluppato da Holdim Group ed Ecomotive Solutions, integra una copertura agrivoltaica semitrasparente di circa 190 m² — equipaggiata con 84 moduli fotovoltaici bifacciali a doppio vetro — sopra un orto bioattivo di circa 200 m² organizzato in dieci casse rialzate. La potenza installata è di 25,6 kW; la superficie coltivabile netta è di 87,5 m². "La produzione energetica attesa è pari a circa 33,8 MWh all'anno", spiega Roberto Roasio, business development manager di Ecomotive Solutions.
La copertura fotovoltaica, oltre a generare elettricità, contribuisce alla creazione di un microclima favorevole alle coltivazioni sottostanti. L'approccio colturale è orientato alla vitalità del suolo, alla qualità nutrizionale delle produzioni e alla rigenerazione degli ecosistemi agricoli. Una delle colonnine di ricarica verrà connessa all'impianto per alimentare i veicoli aziendali, destinando così una parte dell'energia prodotta alla mobilità elettrica.
Il progetto — avviato nel 2024 — è pensato come modulo replicabile: applicabile non solo ad aziende agricole, ma anche a scuole, amministrazioni pubbliche, aree industriali e Comunità energetiche rinnovabili (CER). Al progetto partecipano Ecofuturo, AstiEnergy, Orto Bioattivo di Andrea Battiata e OlivaService in rappresentanza di Agora Solar. Il DISAFA (Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell'Università di Torino) è il partner scientifico; l'Accademia di Agricoltura di Torino ha concesso il patrocinio.
Santa Maria di Galeria: Acea costruirà l'impianto del Vaticano
Il 10 giugno 2026 il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (Apsa), la fondazione "Fratello Sole" e Acea hanno firmato un protocollo per l'impianto agrivoltaico di Santa Maria di Galeria, in provincia di Roma. Papa Leone XIV aveva istituito la fondazione "Fratello Sole" a inizio giugno 2026 con il mandato di costruire e gestire l'impianto, inclusa la componente finanziaria. L'intesa, scrive il Vaticano, "risponde all'elevato grado di complessità tecnica e gestionale dell'impianto, che richiede un approccio integrato".
Il quadro giuridico era già stato definito: l'"Accordo tra la Repubblica Italiana e la Santa Sede per un impianto agrivoltaico a Santa Maria di Galeria" era stato firmato a Roma il 31 luglio 2025. Il protocollo di giugno avvia la fase progettuale vera e propria, in cui Acea coordinerà le componenti energetiche, idriche, ambientali e agricole tenendo conto delle interrelazioni tra produzione, consumo e gestione delle risorse.
Le due superfici del BioOrto ElettroAttivo — 190 m² di copertura fotovoltaica e 200 m² di orto — sono quasi equivalenti: un rapporto vicino a 1:1 che smentisce l'idea che il fotovoltaico agricolo sottragga terreno alle colture. Che nello stesso giugno 2026 si concretizzino un prototipo piemontese da 25,6 kW e un accordo bilaterale Italia-Vaticano è il segnale più chiaro che l'agrivoltaico ha smesso di dichiarare intenzioni. Il vero banco di prova sarà la replicabilità del modulo nelle CER e nelle scuole: lì si misurerà se questa tecnologia può diventare infrastruttura diffusa.
Fonti
- Accordo tra Acea e Vaticano per l'impianto agrivoltaico di Santa Maria di Galeria
- Ad Alessandria al via impianto pilota che combina agrivoltaico e orticoltura bioattiva
- A Serralunga di Crea nasce il primo "BioOrto ElettroAttivo" d'Italia