Per molte imprese delle filiere della pasta, dell'olio, del latte, della frutta e del vino la bolletta energetica supera il 10% del fatturato. Non è un dettaglio contabile: nel 2024 l'agroalimentare italiano ha assorbito 20.900 GWh di energia elettrica e ne ha autoprodotti 3.100 con il fotovoltaico installato nelle aziende agricole. La transizione energetica del comparto smette così di essere un capitolo di politica ambientale e diventa una partita di politica industriale, con la competitività delle filiere come posta in gioco.
Il peso dell'agroalimentare nel sistema energetico italiano
Il consumo elettrico si divide tra i 6.600 GWh dell'agricoltura e i 14.300 GWh dell'industria alimentare e delle bevande: la prima pesa il 31,6% del totale, la seconda il 68,4% (calcolo sui dati 2024). I 3.100 GWh prodotti dagli impianti fotovoltaici aziendali coprono quindi circa il 47% del consumo elettrico del solo comparto agricolo. Su scala nazionale il quadro è più ampio: dei 1.300 TWh consumati ogni anno in Italia, 260 TWh (il 20%) sono rinnovabili e le bioenergie agricole valgono 130 TWh, metà del totale rinnovabile. Trasporti e riscaldamento, i settori più difficili da decarbonizzare, assorbono insieme il 70-80% dell'energia totale. "La prima energia di cui ci dobbiamo occupare è l'efficienza energetica, perché non dobbiamo sprecarla", ha detto Franco Cotana, amministratore delegato di RSE.
Biometano e biocarburanti, il baricentro si sposta sull'ETS 2
Il potenziale del biometano delle filiere agroforestali è stimato fino a 10 miliardi di metri cubi all'anno. A questo si aggiunge il recupero degli oli vegetali da frittura e degli oli ottenuti da oleaginose su terreni marginali, destinabili alla produzione di biodiesel, HVO e SAF. Il quadro normativo europeo accelera: con l'ETS 2 il sistema di scambio delle quote è entrato anche nel trasporto marittimo e nell'aviazione, con i regolamenti ReFuelEU Maritime e ReFuelEU Aviation da applicare. Le regole trattano il biocarburante sostenibile come zero emissioni ai fini ETS, a condizione che la filiera sia certificata e tracciata. Il mercato dei Certificati di immissione in consumo vale circa 1,2 miliardi di euro nel breve futuro.
Un secondo canale riguarda la silvicoltura e la filiera del legno: la ricerca RSE sulla produzione di bioidrogeno dagli scarti legnosi indica che 12 kg di legno possono generare 1 kg di bioidrogeno a prezzi più bassi rispetto all'elettrolisi.
Parco Agrisolare, 1.480 MW senza consumare suolo agricolo
Il programma PNRR Parco Agrisolare ha finanziato oltre 30.000 imprese. Le testate divergono sulla dotazione: Adriaeco e Terra e Vita parlano di oltre 3 miliardi di euro, mentre Rinnovabili.it cita una misura "da 2,37 miliardi complessivi". La differenza non è spiegata dalle fonti disponibili e può riflettere dotazioni o fasi diverse del programma. Sul fronte dei risultati, 1.480 MW di pannelli risultano installati su tetti di fabbricati rurali, stalle e cantine, senza sottrarre un centimetro di terreno all'agricoltura, per un'energia rinnovabile pari al 30% del fabbisogno dell'intero settore agricolo.
Mettendo in rapporto i dati della misura, il risparmio stimato di oltre 500 milioni di euro l'anno equivale a circa un sesto della dotazione (da oltre 3 miliardi, secondo Adriaeco e Terra e Vita): il rientro si colloca in un orizzonte di circa sei anni, con oltre 11 miliardi di risparmi cumulati nei prossimi vent'anni. Il contesto generale aiuta a capire la portata: negli ultimi quattro anni il PNRR ha mobilitato oltre 13 miliardi sul settore agricolo, l'agroalimentare vale 89 miliardi di valore aggiunto ed è il primo settore manifatturiero del Paese, con esportazioni oltre i 73 miliardi.
Il collo di bottiglia sono le piccole imprese
La frammentazione è il vincolo strutturale della transizione: il 74% delle aziende agricole italiane ha una dimensione economica inferiore a 25.000 euro e l'84% delle imprese agroalimentari e delle bevande conta meno di nove addetti. Su un campione di oltre 700 aziende di 6 filiere, quasi la metà non ha effettuato interventi di innovazione; tra chi li ha fatti, la priorità sono stati i macchinari. Nella filiera della pasta più dell'80% delle aziende indica l'energia come uno dei fattori principali di costo, insieme alla manodopera. "La transizione energetica dell'agroalimentare non è solo una sfida ambientale: è una leva decisiva per la competitività delle imprese e la resilienza delle filiere", ha detto Andrea Rocchi, presidente del CREA.
Analisi: dove si decide la partita
Tre letture dei numeri spostano il baricentro del dibattito. Primo: se il fotovoltaico agricolo copre già il 47% del consumo elettrico di comparto, il restante 53% — più i consumi termici e i carburanti, che il fotovoltaico non intercetta — resta esposto alla volatilità dei prezzi. Secondo: i 1.480 MW installati su tetti e stalle dimostrano un margine di autoproduzione ancora disponibile senza consumo di suolo, coerente con l'agrivoltaico "sartoriale" che RSE indica come modello. Terzo: la strozzatura non è tecnologica ma dimensionale. Con il 74% delle aziende agricole sotto i 25.000 euro di dimensione economica, il trasferimento tecnologico verso le realtà minori pesa più dell'accesso alle tecnologie stesse. La strategia indicata da RSE su quattro pilastri — energia, innovazione, sostenibilità economica e sostenibilità sociale — va letta in questa chiave: per chi finanzia o gestisce impianti di filiera, i prossimi anni si giocano meno sull'installazione e più su elettrificazione dei processi, digitalizzazione e agricoltura di precisione.
Il banco di prova del Parco Agrisolare non sarà il numero di pannelli installati, ma quanti dei 30.000 beneficiari riusciranno a fare il passo successivo: trasformare l'autoproduzione in un vantaggio strutturale sui costi. Se il trasferimento tecnologico non raggiunge anche le imprese più piccole, il risparmio resta un beneficio una tantum invece di una leva competitiva duratura.

