La Relazione annuale 2025 dell’Autorità per l’energia consegna al Parlamento un sistema elettrico spaccato in due: la bolletta elettrica delle famiglie scende dell’1,6%, ma il PUN medio resta inchiodato a 115,9 €/MWh — un rialzo del 7% sul 2024. Peggio ancora: nel mercato libero i prezzi restano più cari dei regimi tutelati, mentre 4,3 milioni di famiglie sono ormai in condizione di povertà energetica. Il presidente Nicola Dell’Acqua ha indicato la rotta: superamento del PUN, prezzi zonali e riforma delle connessioni.
La dipendenza dal gas tiene il PUN sopra i 115 €/MWh
Il prezzo unico nazionale dell’elettricità ha chiuso il 2025 a 115,9 €/MWh, in crescita del 7% rispetto all’anno precedente. L’Italia paga una dipendenza strutturale dal gas nella generazione elettrica, che espone il sistema a tensioni geopolitiche e volatilità sui mercati internazionali. Il confronto con Francia e Spagna resta sfavorevole, nonostante il prezzo finale per le famiglie sia sceso dell’1,6% su base annua — un disallineamento che segnala interventi su componenti regolatorie e oneri più che un raffreddamento reale del costo dell’energia.
Per intensificare il monitoraggio, Arera attiverà un’unità di vigilanza energetica con aggiornamenti giornalieri sui prezzi all’ingrosso e al dettaglio e un canale diretto con Governo, Parlamento e istituzioni europee. L’obiettivo dichiarato è promuovere strumenti di disaccoppiamento fra prezzo elettrico e volatilità del gas.
Superamento del PUN e prezzi zonali: la transizione è avviata
Il percorso verso il superamento graduale del PUN e la piena applicazione dei prezzi zonali è stato indicato da Dell’Acqua come passaggio per allineare il mercato italiano agli standard europei. La cautela è d’obbligo: prezzi più aderenti alle diverse zone renderebbero visibili le differenze territoriali. Dove la rete è meno congestionata e la produzione disponibile è abbondante, il valore dell’energia potrebbe scendere; altrove, con vincoli infrastrutturali o forte domanda, potrebbe salire. Sul dossier sono già in corso pressioni politiche da parte delle regioni meridionali.
Sul fronte infrastrutture, l’Autorità prepara un testo unico sulle connessioni per accelerare gli impianti effettivamente realizzabili e impedire che la capacità di rete resti bloccata da richieste speculative. La parola d’ordine è usare meglio le reti esistenti tramite grid-enhancing technologies, accumuli, flessibilità locale e digitalizzazione, prima di finanziare nuove opere.
Mercato libero più caro della tutela: il paradosso italiano
Nonostante la fine dei regimi di maggior tutela, le famiglie nel mercato libero continuano a pagare prezzi superiori a quelli dell’ex servizio regolato. La Relazione certifica questa anomalia in un momento in cui la povertà energetica raggiunge 4,3 milioni di nuclei familiari. Il combinato disposto — PUN elevato, spread libero/tutela, oneri di sistema — scarica sui consumatori vulnerabili costi che il disegno della liberalizzazione avrebbe dovuto ridurre.
Dell’Acqua ha posto un paletto netto sugli investimenti dei distributori: «nessun riconoscimento tariffario automatico». La revisione del Wacc — il costo medio ponderato del capitale — e l’attuazione del Rore, indicatore del rendimento effettivo del capitale proprio delle imprese regolate, saranno centrali per evitare che la transizione infrastrutturale si traduca in oneri impropri per i consumatori.
Analisi: luci e ombre di una transizione ancora fragile
Il dato più difficile da incasellare è la forbice fra un PUN in crescita del 7% e un calo delle bollette dell’1,6%. La riduzione del prezzo finale per le famiglie, in uno scenario di materia prima più cara, è stata ottenuta agendo su voci esterne al costo dell’energia — probabilmente oneri generali di sistema o componenti di rete. È un sollievo temporaneo, non un guadagno strutturale di competitività. Finché il mix elettrico italiano resterà esposto alla volatilità del gas, il prezzo all’ingrosso continuerà a trasferire shock sulle famiglie e sulle imprese, con il mercato libero che finora ha amplificato anziché attutire questo meccanismo. La rotta indicata — prezzi zonali, riforma connessioni, disaccoppiamento dal gas — è la cornice giusta. Ma la tenuta sociale del sistema, con 4,3 milioni di famiglie in povertà energetica, dipende dalla velocità con cui quelle intenzioni diventeranno atti regolatori.