Idroelettrico: 7 GW di rinnovabili senza nuove reti. Il potenziale italiano

L’Italia può aggiungere 7 GW di capacità eolica e fotovoltaica senza posare un solo chilometro di nuova rete elettrica. Basta sfruttare le connessioni già esistenti delle grandi centrali idroelettriche, oggi utilizzate in media per meno di un terzo del tempo. Lo rivela un’analisi del think tank europeo EMBER, pubblicata il 21 luglio 2026, che quantifica per la prima volta il potenziale di ibridazione del parco idroelettrico in sette paesi UE. Il dato italiano è il più alto in assoluto: 41% degli impianti idonei, un volume che da solo coprirebbe il 13% dell’obiettivo nazionale FER al 2030 per eolico e fotovoltaico.

Dove nasce l’idea dell’ibridazione

Il rapporto «Power on tap» ha esaminato 136 impianti idroelettrici italiani con capacità superiore a 30 MW — bacino, acqua fluente e pompaggi. Il punto di partenza è un dato di sottoutilizzo strutturale: i pompaggi usano la connessione di rete solo per il 16,4% del tempo, le centrali a bacino per il 20,5%, quelle ad acqua fluente per il 28,5%. Nelle ore in cui la turbina idroelettrica è ferma — tipicamente le ore centrali del giorno per gli impianti di picco — quella stessa infrastruttura di rete potrebbe veicolare l’energia prodotta da moduli fotovoltaici o aerogeneratori installati «dietro il contatore».

EMBER ha simulato l’integrazione fissando un tetto di curtailment al 5% della generazione idroelettrica originale ed escludendo gli impianti entro 5 km da aree protette. Il risultato per l’Italia: fino a 7 GW di nuova capacità ibridabile, il valore più elevato tra i sette paesi analizzati (che insieme totalizzano 25 GW potenziali).

Perché il fotovoltaico è la carta vincente per l’Italia

In termini di resa oraria, l’analisi mostra che l’ibridazione eolica aumenta l’utilizzo medio della rete più di quanto faccia il solare — un pattern che vale per tutte e tre le tipologie di impianti idroelettrici. Ma il contesto italiano rovescia la gerarchia.

Un impianto fotovoltaico nella penisola lavora tra 1.200 e 1.600 ore equivalenti all’anno a seconda della localizzazione, con una complementarità diurna quasi perfetta rispetto agli impianti idroelettrici di picco: produce quando questi ultimi sono fermi. A questo si aggiunge una peculiarità geografica: l’Italia possiede un potenziale unico per l’installazione di solare flottante direttamente sugli specchi d’acqua dei bacini idroelettrici, opzione che non richiede consumo di suolo aggiuntivo.

Diga idroelettrica con pannelli solari e pale eoliche integrate nel paesaggio alpino, ibridazione delle rinnovabili
Le grandi dighe idroelettriche italiane possono ospitare eolico e fotovoltaico sfruttando le connessioni di rete esistenti.

Il precedente tecnologico esiste già. A luglio 2026 Enel Green Power ha inaugurato BESS 4 Hydro presso la centrale a bacino di Dossi, primo caso europeo di integrazione fra idroelettrico e accumulo elettrochimico, con un incremento superiore al 30% della capacità di fornire servizi di flessibilità alla rete.

Il nodo normativo che frena i 7 GW

Il potenziale è teorico ma concreto. A mancare, segnala il rapporto EMBER, è un quadro normativo specifico per i progetti ibridi. Oggi in Italia non esiste una disciplina che dia certezza giuridica su diritti di connessione e allocazione della capacità per chi volesse installare fotovoltaico o eolico nel perimetro di una centrale idroelettrica esistente.

La riforma delle connessioni in corso sta già sostituendo il criterio «first come, first served» con il modello «first permitted, first connected», ma senza contemplare esplicitamente l’ibridazione. EMBER indica due correttivi prioritari: un canale preferenziale nelle procedure autorizzative per i progetti ibridi e l’inclusione automatica di questi interventi nelle Zone di Accelerazione Terrestri delle rinnovabili, almeno quando l’aggiunta di moduli o turbine avviene entro il perimetro esistente senza superare le specifiche originali del sito.

Sul fronte ambientale, il think tank suggerisce di ridurre o eliminare lo screening quando l’intervento non modifica l’impronta fisica dell’impianto. Modelli operativi esistono già: Spagna e Portogallo hanno adottato quadri regolatori che potrebbero funzionare da riferimento.

Quanto vale davvero questa partita

I 7 GW stimati da EMBER equivalgono a circa il 13% dell’obiettivo FER 2030 nazionale per eolico e fotovoltaico. Non si tratta di un target marginale. Se si considera che il 41% del parco idroelettrico italiano sopra i 30 MW risulta idoneo all’ibridazione, il perimetro tecnico è già definito: 136 impianti, connessioni pagate e ammortizzate, nessun consumo di suolo aggiuntivo nella maggior parte dei casi. La partita vera è tutta regolatoria — e si gioca sulla velocità con cui il quadro normativo riconoscerà l’ibridazione come categoria a sé, smarcandola dalla coda delle connessioni ordinarie.

Fonti

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