Le fonti rinnovabili hanno coperto il 42,8% della domanda elettrica italiana nel primo semestre 2026. La quota è inferiore a quella del 2025 e del 2024, nonostante i record del fotovoltaico e la forte crescita dell’eolico. Il motivo è un crollo della produzione idroelettrica che assorbe quasi tutto l’incremento delle altre rinnovabili, segnalando quanto la transizione italiana resti esposta alla variabilità climatica.
Idroelettrico: il freno che annulla i record di FV ed eolico
Nei primi sei mesi del 2026 la generazione idroelettrica, al netto dei pompaggi, è scesa di 4,5 TWh rispetto allo stesso periodo del 2025 – un calo superiore al 34% sul 2024. La copertura della domanda è così scivolata al 10,8%, contro oltre il 14% di due anni fa.
Fotovoltaico ed eolico insieme hanno prodotto 39,3 TWh, il valore massimo storico per un primo semestre, raggiungendo insieme il 25,1% della richiesta elettrica nazionale. L’incremento combinato delle due fonti è di circa 6,0 TWh (il fotovoltaico da solo è cresciuto di circa 4,2 TWh, l’eolico di 1,8 TWh). Ma la perdita idroelettrica ha eroso gran parte di questo guadagno: la produzione complessiva da rinnovabili è salita di appena 1 TWh rispetto al 2025, portandosi a 67 TWh. Il contributo delle Fer alla domanda è così arretrato, anziché avanzare.
Il nuovo baricentro: il fotovoltaico prima fonte rinnovabile
Con 26,3 TWh generati nei sei mesi, un record storico e un balzo del 19,2% sullo stesso periodo del 2025, il fotovoltaico è diventato la prima fonte rinnovabile italiana, coprendo il 16,8% della domanda. L’eolico, cresciuto del 16,4%, ha raggiunto l’8,3%. A giugno, il fotovoltaico ha prodotto 900 GWh in più rispetto a giugno 2025 (+15,7%), mentre l’idroelettrico segnava un -23,7% (-1,2 TWh). Le bioenergie (-6,7%) e la geotermia (-2,4%) hanno completato un quadro in cui solo sole e vento tengono il passo.
Una transizione ancora appesa alla meteorologia
Il crollo dell’idroelettrico, storicamente la più stabile tra le fonti rinnovabili, mostra come la variabilità climatica possa vanificare in pochi mesi i progressi su fotovoltaico ed eolico. Per gli operatori del settore e per i policy maker il dato ha un’implicazione concreta: senza un’accelerazione su accumuli e flessibilità di rete, l’Italia rischia di restare ostaggio delle stagioni mentre cerca di decarbonizzare il mix. Nel semestre la produzione termoelettrica è rimasta pressoché stabile (+1%) e le importazioni nette sono cresciute del 7,3%: il sistema ha retto, ma il margine per assorbire nuovi shock climatici resta ridotto.