L’olandese Alfen e il colosso cinese Catl installeranno 5 GWh di sistemi di accumulo agli ioni di sodio in diversi siti europei. L’accordo, annunciato il 16 luglio 2026, porta per la prima volta questa chimica su scala commerciale nel mercato dello storage stazionario continentale, proprio mentre il prezzo delle celle al litio ferro fosfato (LFP) da 314 Ah — il riferimento per lo stoccaggio — segna un rialzo del 20% negli ultimi sei mesi. Per gli operatori di rete e gli sviluppatori di progetti rinnovabili, il sodio promette costi inferiori e minore esposizione alla volatilità del litio, ma concentra tutta la filiera in mani cinesi.
Cosa offrono le nuove celle al sodio di Catl
La cella agli ioni di sodio che Catl integrerà nei sistemi Alfen ha una capacità superiore a 300 Ah e una densità energetica di circa 160 Wh/kg, con un’efficienza di sistema del 97%. È progettata per mantenere l’80% della capacità dopo 15.000 cicli e funziona in un intervallo di temperatura compreso tra -40 °C e 70 °C. Il design utilizza un anodo in carbonio duro e un catodo a ossidi stratificati senza cobalto né nichel, sostituendo il rame con l’alluminio. La compatibilità con il formato litio da 587 Ah facilita l’integrazione negli impianti esistenti, riducendo i costi di adattamento per chi già utilizza sistemi Catl.
Perché il sodio torna centrale dopo il crollo dei prezzi LFP
L’espansione commerciale delle batterie agli ioni di sodio era stata frenata dal calo delle quotazioni LFP, arrivate fino a 50 dollari/kWh a livello di cella. Negli ultimi mesi, la combinazione di offerta di litio in contrazione e domanda crescente ha invertito la rotta: le celle LFP da 314 Ah per storage hanno registrato aumenti di circa il 20%, riaprendo lo spazio competitivo per chimiche alternative. Catl stima un vantaggio di costo del 30–40% per il sodio rispetto alle LFP. “Il nuovo contratto rappresenta una fase iniziale della produzione di massa”, ha dichiarato l’azienda, che dal 2016 ha investito 1,2 miliardi di euro in R&D sul sodio e ad aprile ha già chiuso una commessa da 60 GWh in tre anni con l’integratore cinese HyperStrong.
Il nodo industriale: tecnologia cinese, installazione europea
Alfen diversifica il portafoglio materiali e riduce la dipendenza dalla volatilità del litio, rafforzando la propria posizione nelle gare europee per lo storage di media e grande scala. Catl ottiene esperienza operativa sulle reti del continente e accelera l’internazionalizzazione della sua tecnologia. QualEnergia, nel dare notizia dell’intesa, sottolinea però che filiera e innovazione restano appannaggio della Cina. I 20 impianti produttivi di Catl sono tutti localizzati fuori dall’Europa, e la proprietà intellettuale delle nuove celle — dai materiali anodici al controllo dell’umidità in produzione — è interamente cinese. Per un settore energetico europeo che punta alla sicurezza degli approvvigionamenti, il paradosso è evidente: si abbattono i costi dello storage rinunciando al controllo sulla componentistica critica.
Cosa cambia per chi sviluppa storage in Europa
Per le utility e i fondi infrastrutturali che partecipano alle aste di capacità e ai mercati dell’energia, le batterie al sodio rappresentano un’opzione concreta per impianti da due a otto ore, integrazione rinnovabile e data center. I 5 GWh del progetto Alfen-Catl sono un volume ancora contenuto rispetto al fabbisogno atteso, ma sufficienti a testare sul campo cicli di vita, degrado e costi operativi reali. Se i dati confermeranno le prestazioni di laboratorio, il differenziale di prezzo con le LFP potrebbe accelerare la transizione verso un parco storage meno dipendente dal litio, ma con una nuova dipendenza strategica da gestire.

