Pompe di calore in Europa: +13% nel 2025, il nodo è la tariffa elettrica

Il mercato europeo delle pompe di calore ha chiuso il 2025 con 2,9 milioni di unità vendute in 21 Paesi, segnando un +13% dopo due anni consecutivi di contrazione. La ripresa è reale, ma la sua solidità dipende da una variabile non tecnologica: in molti Stati membri l'elettricità è tassata da 3 a 7 volte più del gas, un divario che neutralizza il vantaggio in efficienza delle pompe di calore e che governi e Commissione europea hanno ora indicato come priorità da correggere.

Mercati in ordine sparso: Germania a +50%, Austria in calo

Il rimbalzo è stato fortemente disomogeneo. La Germania ha guidato la ripresa con un +50% rispetto al 2024, seguita da Danimarca (+36%) e Repubblica Ceca (+31%). L'Austria ha invece chiuso in calo del 17%.

PaeseUnità vendute (2025)Var. % vs 2024
Francia527.000
Italia432.000+9%
Germania345.000+50%

Il parco totale nei 21 Paesi raggiunge 29,3 milioni di unità (+9%), con un'incidenza media del 13% delle famiglie. Nel mercato del riscaldamento, la quota delle pompe di calore è salita al 33% nel 2025, dal 29% del 2024. Aggiungendo le stime per altri nove Paesi — tra cui Bulgaria (70mila) e Romania (40mila) — le vendite europee complessive salgono a 3,1 milioni di unità.

Pompe di calore in Europa: mercato riprende dopo due anni di contrazione
Pompa di calore installata presso un'abitazione residenziale. Foto di alpha innotec su Pexels

I dati nordici inquadrano il potenziale strutturale: Norvegia e Finlandia, con regimi tariffari storicamente meno penalizzanti sull'elettricità, contano rispettivamente circa 650 e 540 pompe di calore ogni mille famiglie, contro una media continentale molto più bassa.

AccelerateEU e ETS 2: le leve di policy che possono sbloccare la domanda

Le pompe di calore restano competitive rispetto alle caldaie fossili solo quando il prezzo dell'elettricità non supera due volte quello del gas. Il gap effettivo — tra tre e sette volte in molti mercati — erode il vantaggio in efficienza. Il Belgio ha avviato misure correttive dal 2025 sui prezzi elettrici; a livello europeo, il piano AccelerateEU, presentato dalla Commissione nell'aprile 2026, ha identificato il rapporto elettricità-gas come problema da risolvere, con una proposta legislativa in arrivo sugli oneri di rete. Dal 2028, l'ETS 2 estenderà il prezzo sulle emissioni agli edifici e ai trasporti, rendendo le soluzioni elettriche strutturalmente più competitive.

Il peso sistemico del settore è già considerevole: le 29,3 milioni di unità installate evitano ogni anno circa 25 miliardi di m³ di importazioni di gas — risparmio stimato in 9,7 miliardi di euro — e 65 milioni di tonnellate di CO2. L'industria europea conta 300 fabbriche con capacità produttiva fino a 8 milioni di unità l'anno, il doppio dell'obiettivo di 4 milioni fissato dalla Commissione per il 2030. Le 3,1 milioni di unità vendute nel 2025 coprono già il 77,5% di quel target (3,1 / 4 = 0,775): la struttura produttiva c'è, ma il quadro tariffario deve muoversi.

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