Il governo stanzia 125 milioni di euro per abbassare il prezzo del diesel di 17 centesimi al litro fino al 6 agosto. Il decreto approvato ieri in Consiglio dei ministri è un intervento d'emergenza che dice molto sullo stato del sistema energetico italiano: la tensione sullo Stretto di Hormuz ha spinto il Brent a toccare 105 dollari al barile venerdì scorso, per poi ripiegare a 83,12 dollari nella seduta di ieri. Un'oscillazione che rende qualsiasi previsione di spesa un esercizio di equilibrismo.
Il provvedimento arriva dopo tre settimane di stop agli sconti generalizzati e si concentra esclusivamente sul gasolio, il carburante che a luglio ha registrato un incremento di 30,1 centesimi raggiungendo quota 2,185 euro al litro — oltre il record del marzo 2022, dopo l'invasione russa dell'Ucraina. La benzina, ferma a 1,982 euro al litro e già sotto la soglia psicologica dei due euro, resta fuori dall'intervento.
La struttura del taglio: accisa e IVA, dieci giorni di respiro
Il meccanismo tecnico del decreto combina 14 centesimi di riduzione dell'accisa e 3 centesimi di taglio dell'IVA. I giorni coperti vanno dal 30 luglio al 6 agosto, con estensione anche al 28 e 29 luglio tramite decreto ministeriale. L'obiettivo dichiarato è riportare il diesel sotto i 2 euro al litro, allineandolo al prezzo della benzina.
Il nodo è la copertura finanziaria. Il costo dell'operazione ammonta a circa 125 milioni di euro, ovvero 12,5 milioni al giorno, finanziati in parte con le sanzioni antitrust, in parte con risorse del ministero dell'Economia e per due giorni con l'extragettito fiscale di giugno.
Il ministro Giancarlo Giorgetti non ha usato giri di parole: «In questo quadro di finanza pubblica le cifre da stanziare anche per pochi giorni sono rilevanti». E ha aggiunto un dettaglio cruciale sulla tempistica delle risorse: «Attendiamo agosto per usare quelle maturate a luglio» — l'extragettito IVA di luglio, privo degli sconti del precedente decreto taglia-accise, sarà più consistente ma quantificabile solo a mese concluso.
Autotrasporto: credito d'imposta prorogato a luglio
Il decreto estende al mese di luglio il credito d'imposta per l'autotrasporto, riconosciuto fino al 70 per cento della maggiore spesa sostenuta per l'acquisto di gasolio nel periodo dal 1° marzo al 31 luglio 2026. Le risorse aggiuntive ammontano a 22 milioni di euro, che si sommano ai 300 milioni già stanziati per il comparto.
La scelta di concentrare lo sconto sul diesel non è neutrale dal punto di vista della politica industriale. Il gasolio è il carburante del trasporto merci e dell'agricoltura, settori che assorbono direttamente gli shock di prezzo senza poterli trasferire immediatamente sui listini. L'intervento sul lato accisa agisce come ammortizzatore di filiera, non come bonus al consumo privato.
Lo spettro del FMI e il costo dei sussidi a pioggia
Il Fondo Monetario Internazionale ha criticato il provvedimento con argomenti che toccano il cuore del dibattito sulla transizione energetica. Il taglio generalizzato delle accise — secondo il FMI — favorisce le fasce di reddito più alte, che consumano più energia, aggrava il debito pubblico italiano e ostacola il segnale di prezzo che dovrebbe incentivare il risparmio energetico e la decarbonizzazione.
La raccomandazione è di sostituire gli sconti fiscali con trasferimenti monetari mirati alle famiglie in povertà energetica. Una posizione che collide con l'urgenza politica di contenere il prezzo alla pompa nel pieno delle partenze estive e con le tensioni interne alla maggioranza — dove l'ipotesi di finanziare il taglio con un aumento delle accise sui tabacchi è stata affondata dalla contrarietà di Salvini e Tajani.
Il mercato oltre il decreto
I numeri del mercato energetico raccontano una volatilità che nessun decreto può domare. Il Brent è passato da 105 dollari al barile di venerdì 26 luglio a 83,12 dollari di ieri, una forbice che il ministro Giorgetti ha definito «assai erratica». Sul fronte del gas naturale, il TTF di Amsterdam ha quotato 59 euro al megawattora, dopo aver sfiorato quota 80 euro nella fase più acuta della crisi.
Il prossimo Consiglio dei ministri è convocato per il 4 agosto, due giorni prima della scadenza dello sconto. L'esecutivo dovrà decidere se estendere il taglio contando sull'extragettito IVA di luglio, in uno scenario internazionale dove la crisi di Hormuz continua a tenere sotto pressione le quotazioni del greggio.
Cosa significa per il sistema energetico italiano
Dal punto di vista strutturale, il decreto conferma un pattern che il sistema energetico italiano conosce bene: si interviene sull'emergenza prezzi con leve fiscali temporanee, mentre il problema di fondo — la dipendenza da commodity quotate su mercati internazionali soggetti a shock geopolitici — resta intatto.
La crisi del 2022 aveva acceso il dibattito sull'accelerazione delle rinnovabili come risposta strategica alla volatilità dei fossili. Il primo semestre 2026, con il fotovoltaico a 26,3 TWh e una crescita del 19,2% sull'anno precedente, mostra che la transizione avanza. Ma i tempi della politica energetica restano sfasati rispetto a quelli delle crisi di prezzo: ogni shock riporta il governo a manovre d'urgenza sulle accise.
Il taglio da 125 milioni è una misura-ponte che dà dieci giorni di respiro. La vera partita si gioca sulla capacità di usare quei giorni per preparare una risposta meno esposta alla fortuna delle quotazioni del Brent.
