Legge data center Lombardia: pompe di calore e teleriscaldamento nel futuro del sistema energetico

La Lombardia ha deciso che i data center non saranno solo grandi consumatori di elettricità, ma nodi attivi del sistema energetico regionale. La Legge regionale n. 11 del 3 giugno 2026 introduce un meccanismo premiante per chi recupera il calore di scarto e lo immette in reti di teleriscaldamento, aprendo un fronte nuovo per l'industria delle pompe di calore e dei chiller industriali. Il 63% dei nuovi data center italiani in sviluppo nel 2026 sorgerà in Lombardia: la partita sul recupero termico si gioca qui.

Cosa prevede la legge regionale sul recupero del calore

La norma, approvata dal Consiglio regionale il 26 maggio 2026 e pubblicata sul Bollettino Ufficiale il 5 giugno, punta a trasformare l'energia termica prodotta dal raffreddamento dei server in una risorsa per il territorio. Il testo promuove il riutilizzo dell'energia termica in processi di teleriscaldamento, a favore di comunità energetiche rinnovabili, utenze pubbliche o collettive.

Sul fronte autorizzativo, la legge introduce corsie preferenziali e iter semplificati per i progetti che prevedono sistemi di recupero termico. Non si tratta di un obbligo, ma di un incentivo procedurale: chi integra il recupero del calore nella progettazione ottiene tempi più rapidi per la realizzazione degli impianti.

Il raffreddamento dei data center è l'altro pilastro: la norma indica come prioritarie soluzioni che evitino il ricorso ad acqua potabile o irrigua, privilegiando tecnologie ad alta efficienza idrica e riciclo delle acque grigie.

Perché il settore delle pompe di calore guarda a questa legge

«Le pompe di calore e i chiller sono destinati ad assumere un ruolo sempre più significativo, grazie alla loro capacità sinergica di ottimizzare i consumi energetici, azzerare l'uso di acqua per il raffreddamento e valorizzare il recupero del calore di scarto, trasformando i data center in nodi attivi del sistema energetico locale». A dirlo a pv magazine Italia è Federico Musazzi, responsabile associativo di Assoclima, la federazione che rappresenta i costruttori di sistemi di climatizzazione.

Data center moderno con unità pompe di calore e tubazioni del teleriscaldamento, recupero del calore di scarto per il sistema energetico
I data center lombardi si trasformano in hub energetici: il calore di scarto alimenta il teleriscaldamento grazie alle pompe di calore industriali.

Il punto tecnico è questo: i data center producono calore a bassa temperatura come sottoprodotto del raffreddamento. Le pompe di calore possono innalzare quella temperatura rendendo l'energia termica utilizzabile per reti di teleriscaldamento, edifici residenziali, processi industriali a bassa e media temperatura, serre agricole e impianti sportivi.

Daniela Lionetti, responsabile del progetto Anima Energia in Anima Confindustria, colloca questa opportunità in un quadro più ampio: l'iniziativa riunisce competenze da 35 associazioni federate per analizzare le sfide della transizione energetica. «Tra le prospettive emergenti del progetto vi è il crescente legame tra infrastrutture digitali ed energetiche, con i data center destinati a diventare uno dei principali driver della domanda elettrica», ha dichiarato Lionetti.

Il cambio di paradigma: da consumatori a fornitori di energia

L'elemento di discontinuità introdotto dalla normativa lombarda è la ridefinizione del ruolo dei data center nel sistema energetico locale. Non più semplici carichi elettrici da alimentare, ma potenziali fornitori di calore per le reti urbane.

Questo spostamento di prospettiva ha una conseguenza industriale diretta: la progettazione dei nuovi poli digitali dovrà includere fin dall'inizio l'integrazione con le infrastrutture energetiche del territorio. Chi produce pompe di calore, chiller ad alta efficienza e sistemi di recupero termico diventa un interlocutore necessario nella catena di fornitura, non un fornitore accessorio chiamato a valle del progetto.

La Lombardia consolida così un approccio in cui la regolazione regionale anticipa scelte di politica industriale. La norma del 3 giugno non si limita a disciplinare l'insediamento dei data center, ma crea le condizioni per un mercato del calore di recupero che prima non esisteva, se non in forma sperimentale.

La vera prova sarà la capacità di tradurre il principio in contratti di fornitura termica e allacciamenti reali alle reti di teleriscaldamento esistenti o in progetto. Il quadro normativo ora c'è. La domanda che resta aperta è chi, tra utility e operatori digitali, si farà carico dell'investimento iniziale per chiudere il cerchio tra server e termosifoni.

Fonti

Leave a Reply